Nefti è una dea del pantheon egizio, sorella di Iside, di Osiride e di Seth, di cui fu anche sposa secondo la tradizione classica. Il suo nome significa “signora della casa” o “signora del tempio”, e rappresenta il complemento oscuro e notturno della luminosa Iside, con cui formava una coppia funebre inseparabile.
Nonostante il legame coniugale con Seth, l’assassino di Osiride, Nefti si schierò dalla parte di Iside e Osiride nel mito della loro tragica vicenda: aiutò la sorella a ritrovare e ricomporre le membra disperse del corpo di Osiride, e insieme a lei vegliò e pianse il dio ucciso, in un lamento funebre che divenne modello rituale per tutti i riti funerari egizi successivi.
Nell’iconografia funeraria, Nefti è spesso raffigurata insieme a Iside ai due lati del sarcofago o del letto funebre, con le ali spiegate in gesto di protezione sul defunto, ruolo che la rende una delle quattro dee protettrici dei vasi canopi insieme a Iside, Neith e Selkis, ciascuna a guardia di uno degli organi mummificati del defunto.
Pur meno venerata autonomamente rispetto alla sorella, Nefti restò una presenza costante nei testi funerari come il Libro dei Morti, dove il suo lamento accompagna il defunto nel viaggio verso l’aldilà, in coppia con quello di Iside, nel ruolo di lamentatrici divine gemelle.
Nefti è definita nella teologia egizia dalla propria funzione anziché da un dominio: non presiede a un ambito naturale ma a un ruolo rituale, quello della lamentatrice.
La sua collocazione familiare è però ambigua e produttiva: sposa di Seth, l’uccisore, resta fedele alla parte di Osiride e della sorella, e alcune tradizioni le attribuiscono la maternità di Anubi, concepito con Osiride in un episodio che le fonti trattano con reticenza. Nefti è quindi la figura che attraversa la linea del conflitto: appartiene formalmente al campo del disordine e agisce in quello dell’ordine.
Il nome egizio Nebet-hut, «signora della casa», è stato letto in modi diversi: come riferimento al palazzo, al sarcofago inteso come dimora del defunto, o al tempio. La sua assenza di culto autonomo — pochissimi santuari a lei dedicati, nessuna festività propria — è coerente con una divinità che esiste in funzione di una coppia rituale, e il confronto con il sistema mesopotamico, dove Ereshkigal ha un regno proprio, evidenzia quanto la teologia egizia costruisca alcune figure come ruoli anziché come poteri.
Neith e Selkis: le altre due guardiane dei vasi canopi
Il quartetto funerario che Nefti condivide con Iside si completa con altre due dee, Neith e Selkis, ciascuna posta a tutela di uno dei quattro vasi canopi in cui venivano conservati gli organi interni del defunto imbalsamato: Neith proteggeva il vaso a testa umana contenente il fegato, insieme al figlio di Horus Imsety, mentre Selkis, la dea scorpione, vegliava sul vaso a testa di falco con l’intestino, in coppia con Qebehsenuef. Nefti stessa era associata al vaso a testa di babbuino di Hapy, custode dei polmoni, mentre Iside proteggeva quello a testa di sciacallo di Duamutef, sede dello stomaco: un sistema quadruplo in cui ogni dea, ogni organo e ogni figlio di Horus formavano una rete di protezione ridondante e speculare, pensata per non lasciare alcuna parte del corpo smembrato priva di una guardiana divina.
Nefti guida nel Duat: il ruolo nei testi del viaggio notturno del sole
Oltre al lamento funebre, i testi religiosi attribuiscono a Nefti un ruolo attivo nel viaggio notturno del sole attraverso il Duat: nell’Amduat, il testo che descrive ora per ora il tragitto sotterraneo della barca solare, Nefti compare insieme a Iside sulla prua dell’imbarcazione, dove le due dee proteggono e assistono il dio del sole nel suo attraversamento delle regioni più pericolose dell’oltretomba, comprese quelle abitate dal serpente Apopi. In questa funzione Nefti non è più solo la piangente immobile china sul defunto, ma una figura dinamica e itinerante, che accompagna la rinascita quotidiana del sole così come accompagnò la resurrezione di Osiride: due varianti dello stesso compito, applicato al ciclo cosmico e al destino individuale del defunto.
