Periodo storico
Antico Regno (III millennio a.C.) fino all'epoca greco-romana
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Identificato dai greci con Dioniso e Ade; fuso con Api nella figura ellenistica di Serapide
Fonti
Testi delle Piramidi (formule funerarie più antiche); Libro dei Morti (Papiro di Ani), cap. 125; Plutarco, De Iside et Osiride (I-II sec. d.C.); Plutarco, De Iside et Osiride; Testi delle Piramidi; stele di Ikhernofret (Abido)

Osiride

Wsjr (Osiride)
Osiride è il dio egizio della resurrezione e della fertilità agricola, sovrano del regno dei morti. Ucciso e smembrato dal fratello Seth, fu ricomposto e rianimato dalla sposa Iside, diventando il modello di ogni rinascita nell'aldilà e giudice supremo delle anime.

Osiride è una delle divinità più importanti del pantheon egizio: dio della resurrezione, della fertilità agricola legata alle piene del Nilo e sovrano incontrastato del regno dei morti. Figlio di Geb (la Terra) e Nut (il Cielo), è fratello e sposo di Iside, oltre che fratello di Seth e Nefti. Il legame di Osiride con le piene fertilizzanti del Nilo lo iscrive nella grande famiglia di divinità fluviali venerate nell’antichità, esplorata in Fiumi sacri a confronto. Il matrimonio sacro tra Osiride e Iside, fratelli e sposi divini, è un caso paradigmatico dell’unione tra divinità esaminato in Le nozze sacre: l’unione tra divinità a confronto.

Il mito centrale della sua storia racconta come il fratello Seth, geloso del suo potere, lo uccise e ne smembrò il corpo, disperdendone i pezzi lungo l’Egitto. Iside, aiutata dalla sorella Nefti, raccolse i resti e li ricompose, riportando Osiride in vita abbastanza a lungo da concepire il figlio Horus, destinato a vendicarlo.

Da quel momento Osiride non tornò più tra i vivi, ma divenne sovrano della Duat, il regno dei morti, dove presiede al giudizio delle anime insieme a Thot e Maat: il cuore del defunto viene pesato sulla bilancia contro la piuma della verità, e solo chi supera la prova può accedere alla vita eterna nei Campi di Iaru.

Il culto di Osiride ebbe il suo centro principale ad Abydos, dove si celebravano misteri annuali che rievocavano la sua morte e resurrezione, e a Busiris nel Delta. La sua iconografia lo mostra come una mummia dalla pelle verde o nera, simbolo della vegetazione e della rinascita, che stringe il flagello e lo scettro uncinato.

La versione più completa e tarda del mito ci giunge dallo scrittore greco Plutarco, che nel trattato De Iside et Osiride raccolse la tradizione egizia rielaborandola per un pubblico ellenistico, mentre le fonti egizie più antiche, come i Testi delle Piramidi, ne attestano il culto già nell’Antico Regno.

La vicenda di Osiride è nota nella sua forma completa attraverso una fonte greca: il De Iside et Osiride di Plutarco, del II secolo d.C. I testi egizi la presuppongono senza mai narrarla per intero, e questa reticenza è probabilmente rituale — l’uccisione di un dio non si scrive. Le allusioni nei Testi delle Piramidi, nei Testi dei Sarcofagi e negli inni permettono però di ricostruire il racconto, e le discrepanze con Plutarco sono uno dei problemi classici dell’egittologia.

La sua morte fonda una promessa: essendo il primo a essere ricomposto e rianimato, Osiride garantisce che il processo sia replicabile, e la mummificazione riproduce su ogni defunto ciò che Iside fece su di lui. La formula funeraria «Osiride N.», con il nome del morto, si applicava originariamente solo al faraone e si estese progressivamente a tutti: la democratizzazione dell’aldilà egizio si misura sulla diffusione di questo titolo.

Il suo legame con l’agricoltura è concreto. Il ciclo della morte e del ritorno corrisponde a quello della piena del Nilo e della germinazione del grano, e le tombe egizie hanno restituito i cosiddetti «Osiride vegetanti», sagome di terra seminate d’orzo che germogliava nel sepolcro. La sua pelle verde o nera nell’iconografia rinvia al limo fertile, e il pilastro djed che lo rappresenta — interpretato come colonna vertebrale — è simbolo di stabilità. Il centro del suo culto ad Abido attirava pellegrinaggi e vi si rappresentava annualmente un dramma rituale della sua passione.

Questa divinità è collegata anche a Il mito di Osiride e Iside e Horus.

Dettagli
Dimora
Duat, dove regna come sovrano e giudice dei morti
Animali sacri
Toro Api (associazione tarda); talvolta raffigurato come mummia verde, colore della rinascita vegetale
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