Periodo storico
Attestata fin dall'Antico Regno (III millennio a.C.), con culto fiorente a Menfi nel Nuovo Regno
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Fonti
Libro della Mucca Celeste; testi religiosi del Nuovo Regno; Libro della Vacca Celeste; iscrizioni di Amenhotep III (Tempio di Mut, Karnak)

Sekhmet

Sḫmt (egizio antico)
Sekhmet è la dea egizia dalla testa di leonessa, incarnazione del potere distruttivo del sole e della guerra, mandata da Ra a punire l'umanità e placata solo con l'inganno della birra rossa.

Sekhmet è una delle dee più temute del pantheon egizio, raffigurata come una donna dalla testa di leonessa, incarnazione del potere distruttivo del sole e della guerra. Il suo nome significa “la potente”, e la tradizione la considerava figlia di Ra, generata dal suo occhio infuriato.

Il mito più celebre legato a Sekhmet racconta di come Ra, adirato per la ribellione dell’umanità nei suoi confronti, la inviò sulla terra per punire gli uomini. Sekhmet si scatenò in un massacro tale da rischiare di sterminare l’intera umanità, e solo un inganno riuscì a fermarla: gli dèi colorarono di rosso enormi quantità di birra, che Sekhmet scambiò per sangue e bevve fino a ubriacarsi, addormentandosi e placando così la sua furia. Questo mito, che porta l’umanità sull’orlo dello sterminio totale, si affianca ad altri racconti di distruzione e rinnovamento del mondo discussi in Apocalisse e fine del mondo a confronto.

Nonostante la sua natura feroce, Sekhmet era invocata anche come protettrice e guaritrice: si credeva che i suoi sacerdoti, i cosiddetti “medici di Sekhmet”, possedessero il potere di curare le malattie che lei stessa era in grado di scatenare come epidemie, in un rapporto ambivalente tra distruzione e cura tipico delle grandi divinità leonine egizie.

Il suo culto era particolarmente diffuso a Menfi, dove veniva talvolta associata o assimilata ad altre dee leonesse come Bastet e Hathor, in un processo di sincretismo comune nella religione egizia. Migliaia di statue di granodiorite raffiguranti Sekhmet furono fatte erigere dal faraone Amenofi III nei suoi templi.

Sekhmet è la divinità egizia in cui si concentra l’aspetto distruttivo del sole. Nata secondo il mito dall’occhio di Ra inviato a punire l’umanità ribelle, si abbandona a una strage che minaccia di annientare il genere umano, e gli dèi la fermano con un inganno: riempiono settemila giare di birra tinta di rosso ocra, che la dea confonde con il sangue e beve fino a ubriacarsi, dimenticando il massacro. La festa dell’ubriachezza celebrata a Tebe riattualizzava annualmente questo placamento.

Il suo nome significa «la potente», e la funzione medica è il rovescio esatto di quella distruttiva: chi può infliggere le pestilenze può ritirarle, e i suoi sacerdoti a Menfi esercitavano la professione medica, tanto che il titolo di wabau Sekhmet designava una categoria di guaritori. La logica è quella comune al mondo antico per cui la divinità che colpisce è la stessa a cui si chiede la guarigione.

La quantità di sue statue è impressionante e istruttiva: Amenhotep III ne fece scolpire oltre settecento per il proprio tempio funerario a Tebe, una per ciascun giorno e notte dell’anno, con l’ipotesi corrente che fossero destinate a un rituale litanico quotidiano di placamento. La sua coppia con la mite Bastet e la sua fusione con Hathor — dove Hathor placata e Sekhmet furiosa sono aspetti della stessa dea — mostrano un pantheon che pensa le divinità come stati anziché come individui separati.

Questa divinità è collegata anche a Iside.

Dettagli
Dimora
Menfi
Animali sacri
la leonessa
Voci correlate
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