Il Duat (Dwꜣt) è il regno dei morti nella mitologia egizia, una regione dell’aldilà attraversata ogni notte dalla barca solare del dio Ra durante il suo viaggio sotterraneo, e percorsa dalle anime dei defunti nel loro cammino verso il giudizio e l’eventuale rinascita (Libro dei Morti, Papiro di Ani).
Secondo il Libro dell’Amduat, inciso sulle pareti delle tombe reali nella Valle dei Re, il Duat è suddiviso in dodici regioni corrispondenti alle dodici ore della notte. Ra vi naviga sulla sua barca solare (la “barca di milioni di anni”), affrontando ogni notte il serpente del caos Apopi, che tenta di impedirgli di risorgere all’alba come Sole nuovo.
Nel cuore del Duat si trova la Sala della Verità (o Sala delle Due Verità), dove il defunto viene condotto al cospetto di Osiride per la psicostasia: il cuore del morto viene pesato sulla bilancia contro la piuma di Maat, dea della verità e dell’ordine cosmico. Se il cuore risulta più leggero della piuma, l’anima accede ai Campi di Iaru (l’aldilà beato); in caso contrario viene divorata dalla mostruosa Ammit.
Il Duat presenta interessanti parallelismi con concezioni analoghe di altre mitologie — come l’Ade greco o il regno dei morti norreno, un confronto approfondito nella voce Il regno dei morti: viaggi agli inferi a confronto — pur mantenendo una specificità egizia legata al ciclo solare e al concetto di rinascita quotidiana, più che a una permanenza statica nell’oltretomba.
Un testo strettamente connesso, il Libro delle Porte, descrive il Duat come una serie di portali sorvegliati da divinità guardiane il cui vero nome il defunto doveva conoscere per poter proseguire il cammino, in un sistema di prove che rispecchia l’importanza attribuita alla parola e alla conoscenza magica nella religione egizia.
I Campi di Iaru, destinazione finale delle anime giudicate favorevolmente, erano immaginati come una versione idealizzata e fertile della valle del Nilo, dove il defunto avrebbe continuato a coltivare i campi in eterna abbondanza; per questo motivo le tombe erano spesso corredate di ushabti, statuette funerarie destinate a svolgere il lavoro agricolo al posto del defunto nell’aldilà.
Dai Testi delle Piramidi all’Amduat: l’evoluzione della cartografia dell’aldilà
La mappa del Duat non nacque compiuta: i più antichi Testi delle Piramidi, incisi nelle camere funerarie dell’Antico Regno ed esclusivi del faraone, offrono soprattutto formule per garantire l’ascesa del sovrano tra le stelle; solo con i successivi Testi dei Sarcofagi, e poi con il Libro dei Morti del Nuovo Regno, l’accesso a queste conoscenze si allarga a un pubblico più ampio di defunti privilegiati. L’Amduat e il Libro delle Porte rappresentano lo stadio più maturo e dettagliato di questa tradizione, riservato ancora una volta alle tombe reali, con una topografia oraria del Duat resa in modo così preciso da poter essere letta come un vero itinerario.
Anubi e le quarantadue confessioni negative prima della pesatura del cuore
Prima che il cuore venga posto sulla bilancia, il defunto deve pronunciare davanti a quarantadue giudici divini la cosiddetta dichiarazione d’innocenza, elencando altrettante colpe che afferma di non aver commesso in vita, dal furto all’empietà verso gli dèi. È Anubi, dio sciacallo della mummificazione, a sovrintendere materialmente alla pesatura, regolando l’ago della bilancia mentre il dio Thot, scriba divino, annota il verdetto: solo dopo questo doppio vaglio, rituale e meccanico, l’anima può sperare di raggiungere i Campi di Iaru.
