Periodo storico
Epoca predinastica fino al declino del culto egizio classico
Tipologia
Divinità minore
Domini
Riferimenti
Identificato dai greci con Hermes, dando origine alla figura sincretica di Hermanubi in epoca ellenistica
Fonti
Testi delle Piramidi (formule più antiche, precedenti la centralità di Osiride); Libro dei Morti, cap. 125; Testi delle Piramidi; Libro dei Morti, capitolo 125; maschera sacerdotale di Hildesheim

Anubi

Jnpw (Anpu/Anubi)
Anubi è il dio egizio dalla testa di sciacallo, patrono dell'imbalsamazione e protettore delle necropoli. Guida le anime dei defunti nella Duat e presiede alla pesatura del cuore, garantendo che il rito funebre segua correttamente le formule sacre prima del giudizio finale.

Anubi è il dio egizio dalla testa di sciacallo nero, custode delle necropoli e patrono dell’arte dell’imbalsamazione. La sua presenza nei testi funerari è tra le più antiche del pantheon egizio, precedente persino all’ascesa di Osiride come signore dei morti.

Secondo la tradizione, fu Anubi il primo a compiere il rito della mummificazione, imbalsamando il corpo smembrato di Osiride e restituendogli una forma integra prima della resurrezione: per questo ogni sacerdote imbalsamatore indossava una maschera di sciacallo durante il rituale, impersonando il dio stesso.

Nel giudizio dei morti descritto nel Libro dei Morti, è Anubi a condurre il defunto nella sala della verità all’interno della Duat e a sovrintendere personalmente alla pesatura del cuore sulla bilancia, controllando che l’ago resti in equilibrio contro la piuma di Maat.

Il suo culto era diffuso in tutto l’Egitto, con un centro particolarmente importante a Cinopoli (“città del cane”), e la sua immagine, uno sciacallo accucciato o un uomo con testa di sciacallo, compare su quasi ogni sarcofago e parete tombale come garanzia di protezione per il defunto.

La professione di Anubi è l’imbalsamazione, e il suo culto ha una controparte procedurale precisa: il sacerdote che dirigeva le operazioni indossava una maschera con la testa di sciacallo, e un esemplare in terracotta è conservato al museo di Hildesheim. Le settanta giornate del trattamento del corpo seguivano una liturgia in cui l’officiante agiva come il dio, e il rituale dell’apertura della bocca restituiva al defunto la capacità di parlare e nutrirsi nell’aldilà.

La scelta dello sciacallo deriva dall’osservazione: l’animale frequentava le necropoli del deserto e disseppelliva i corpi, e la divinizzazione lo converte da minaccia in custode. Il suo epiteto più diffuso, «colui che è sopra la montagna», descrive la posizione da cui vigila sui cimiteri, e il titolo tepy-djuf lo colloca a guardia della soglia: un ruolo di garante della soglia che completa, sul piano simbolico, quello di garante della giustizia esercitato da Maat nella sala del giudizio.

La sua storia religiosa registra un declassamento. Nell’Antico Regno Anubi era la principale divinità funeraria, ma con l’affermarsi del culto di Osiride viene subordinato a esso e riqualificato come figlio — di Osiride e Nefti secondo alcune tradizioni, di Seth secondo altre — mantenendo però il monopolio tecnico dell’imbalsamazione. In epoca greco-romana la sua fusione con Ermes produce Ermanubi, e la sua immagine passa nella magia tardoantica: il dio che accompagna i morti diventa una figura dei papiri magici greci.

Wepwawet, l’altro dio-sciacallo: una distinzione spesso confusa

La religione egizia conosceva un secondo dio canide, Wepwawet, «colui che apre le vie», il cui culto era radicato ad Asyut e che la tradizione greca chiamò Licopoli, «città del lupo», per distinguerlo dalla Cinopoli di Anubi. Wepwawet precedeva il corteo funebre come guida militare e apripista verso l’aldilà, un ruolo complementare ma distinto da quello di Anubi: dove Anubi imbalsama, giudica e custodisce, Wepwawet apre la strada e scorta, e le due figure, entrambe canine, vennero talvolta fuse o confuse dagli stessi egizi in epoche diverse, al punto che alcuni rilievi tardi le rappresentano come varianti quasi interscambiabili di un unico principio funerario canino.

Ermanubi e la fusione con Thot nella tarda antichità

Nell’Egitto ellenistico e romano, il ruolo psicopompo di Anubi lo avvicinò non solo a Ermes ma anche a Thot, altro dio legato alla scrittura del verdetto nella sala del giudizio: nei papiri magici greco-egizi le due divinità condividono formule e epiteti, e la figura sincretica di Ermanubi assorbe insieme la funzione di conduttore delle anime propria di Anubi e quella di scriba divino e garante della parola vera propria di Thot. Questa fusione tardoantica sopravvive nell’iconografia funeraria romano-egizia, dove statuette e amuleti raffigurano un personaggio ibrido, testa di sciacallo e attributi ermetici, diffuso ben oltre i confini dell’Egitto lungo le rotte commerciali del Mediterraneo.

Dettagli
Dimora
Necropoli e luoghi di imbalsamazione, in particolare a Cinopoli
Animali sacri
Sciacallo, o cane selvatico, di cui porta la testa
Voci correlate
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