Ereshkigal è la sovrana indiscussa del regno dei morti mesopotamico, la Kur, un luogo oscuro “da cui non si ritorna” custodito da sette porte, ciascuna delle quali priva chi vi passa di un indumento o di un potere.
Il mito più importante legato a Ereshkigal racconta della discesa della sorella minore Ishtar negli inferi: attraversando le sette porte, Ishtar viene spogliata progressivamente di ogni suo ornamento regale, fino a presentarsi nuda e priva di potere davanti al trono di Ereshkigal, che la condanna a morte immediatamente, appendendone il cadavere a un gancio.
Solo l’intervento di Enki, che crea due esseri asessuati capaci di impietosire Ereshkigal con la loro empatia, permette il recupero del corpo di Ishtar e la sua resurrezione, a condizione però che qualcun altro prenda il suo posto nel regno dei morti: la scelta ricadrà sul consorte Tammuz.
Questo racconto, attestato sia in versione sumera (La discesa di Inanna) sia accadica (La discesa di Ishtar), mostra Ereshkigal come un potere assoluto e incontestabile nel proprio dominio, capace di sottomettere persino una dea del rango di Ishtar semplicemente applicando le leggi immutabili del proprio regno.
La corte di Ereshkigal non è fatta solo di sudditi silenziosi: al suo fianco opera Namtar, il visir che porta i decreti del regno dei morti e personifica il destino ineluttabile e le pestilenze, mentre le sentenze sui defunti vengono pronunciate da un collegio di sette giudici infernali, gli Anunnaki del Kur, distinti dagli Anunnaki celesti sudditi di An. La tradizione mesopotamica ricorda inoltre che il primo sposo di Ereshkigal fu Gugalanna, identificato in alcune fonti con il Toro Celeste abbattuto da Gilgamesh ed Enkidu: la sua morte, secondo alcune interpretazioni, è ciò che spinge Ishtar a scendere lei stessa nel Kur per reclamare i riti funebri dovuti al cognato.
Un secondo poema, Nergal ed Ereshkigal, ne mostra un lato inatteso. Il dio Nergal la offende non presentandosi al banchetto celeste; convocato negli inferi per essere punito, la seduce e trascorre con lei sei giorni, poi fugge; Ereshkigal minaccia di liberare i morti sulla terra se non le viene restituito, e ottiene che condivida il trono. Il racconto trasforma il regno dei morti da prigione a coppia sovrana, e mostra una divinità che negozia con successo contro il consiglio degli dèi. Nella struttura del cosmo mesopotamico Ereshkigal è l’unico potere che Marduk non riordina né sottomette.
Nome e residenza infernale
Il nome Ereshkigal significa “regina della grande terra”, un titolo che ne definisce il dominio non come luogo di castigo morale ma come territorio politico a sé, retto da leggi proprie e non negoziabili nemmeno dagli dèi maggiori. Il suo palazzo si trova a Ganzir, l’ingresso stesso degli inferi, davanti al quale il portinaio Neti interroga chiunque tenti di bussare, come accade a Ishtar all’inizio del suo tentativo di forzare il regno della sorella. Un tempio a lei dedicato sorgeva anche nella città di Kutha, centro cultuale del dio Nergal, a testimonianza di quanto stretto fosse il legame religioso tra i due sovrani infernali già prima della loro unione narrata nel mito.
Questa divinità è collegata anche a Il regno dei morti.
