Periodo storico
Antico Regno fino al culto ellenistico-romano diffuso nel Mediterraneo
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Identificata dai greci con Demetra e Afrodite; il suo culto si diffuse a Roma come Iside-Fortuna
Fonti
Testi delle Piramidi; Plutarco, De Iside et Osiride; inni tolemaici del tempio di File; Papiro Metternich; Plutarco, De Iside et Osiride; iscrizioni di File

Iside

Ꜣst (Iset/Iside)
Iside è la dea egizia della magia, della maternità e della devozione coniugale. Sorella e sposa di Osiride, ne ricompose il corpo smembrato e lo rianimò abbastanza a lungo da concepire Horus, diventando il modello divino della madre protettrice e della maga capace di sconfiggere la morte.

Iside è la grande maga del pantheon egizio, dea della maternità, della magia e della fedeltà coniugale. Sorella e sposa di Osiride, è ricordata soprattutto per il ruolo decisivo nel mito della morte e resurrezione del marito, che la rese simbolo universale dell’amore capace di vincere la morte.

Quando Seth uccise e smembrò Osiride, Iside ne cercò instancabilmente i resti lungo tutto l’Egitto, li ricompose con l’aiuto della sorella Nefti e, grazie ai suoi poteri magici, lo rianimò il tempo necessario per concepire Horus, che avrebbe poi vendicato il padre e regnato come faraone legittimo.

Iside crebbe il figlio Horus in segreto tra le paludi del Delta, proteggendolo dalle insidie di Seth grazie alla sua conoscenza della magia, che la tradizione considerava superiore persino a quella di Ra: un mito racconta come riuscì a scoprire il vero nome segreto del dio sole, ottenendo così un potere immenso.

Il suo culto, inizialmente legato al tempio di File presso la prima cateratta del Nilo, si diffuse enormemente in epoca ellenistica e romana, arrivando fino in Britannia: Iside divenne una delle divinità più venerate del mondo mediterraneo antico, spesso raffigurata mentre allatta Horus bambino, immagine che secondo molti studiosi influenzò l’iconografia successiva della Madonna con il Bambino.

Iside è la divinità egizia che ha avuto la maggiore fortuna fuori dall’Egitto. Il suo culto si diffonde in tutto il Mediterraneo dall’epoca ellenistica, con templi a Delo, a Pompei e nel campo Marzio di Roma, e resiste alla cristianizzazione fino alla chiusura del santuario di File nel VI secolo, ultimo luogo in cui si scrisse il geroglifico. L’iconografia della dea che allatta Horus ha attirato l’attenzione degli storici dell’arte per la sua somiglianza formale con la Madonna col Bambino.

La sua competenza specifica è la magia efficace, l’heka, e i testi la presentano come la più abile di tutte le divinità nella conoscenza delle formule: è lei a ricomporre il corpo smembrato di Osiride e a concepirne il figlio, ed è lei a estorcere a Ra il proprio nome segreto con uno stratagemma — lo fa mordere da un serpente e si offre di guarirlo solo in cambio del nome — ottenendo così il potere supremo. La conoscenza, non la forza, è lo strumento del suo dominio.

Un ciclo di testi magici la mostra nel ruolo di madre che guarisce: quando Horus bambino viene punto da uno scorpione nelle paludi, Iside blocca la barca solare fermando il tempo fino a ottenere il rimedio, e le formule pronunciate in quell’occasione erano recitate sui bambini malati. Da qui l’uso apotropaico dei suoi cippi e il nodo di Iside, il tit, come amuleto protettivo insieme all’ankh. La struttura del suo mito — sposa fedele, madre che protegge, vedova che ricompone — è quella di un modello sociale prima che teologico.

Questa divinità è collegata anche a Il mito di Osiride e Iside.

Dettagli
Dimora
Tempio di File, principale centro del suo culto
Animali sacri
Nibbio, nella forma in cui protegge e rianima il corpo di Osiride
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