Coyolxauhqui è la dea azteca della luna, figlia di Coatlicue e sorella maggiore di Huitzilopochtli, il dio solare e della guerra. Il suo nome significa “colei che ha campanelli sul viso”, in riferimento agli ornamenti dorati che decoravano le sue guance nelle raffigurazioni rituali. Come divinità lunare contrapposta al fratello solare, Coyolxauhqui si inserisce nel confronto tra le grandi dee della luna del mondo in Divinità lunari a confronto.
Il mito che la riguarda è tra i più drammatici della cosmologia azteca: quando Coatlicue rimase misteriosamente incinta mentre spazzava un tempio, dopo che una palla di piume le era caduta in grembo, Coyolxauhqui si sentì disonorata dalla presunta infedeltà della madre e, insieme ai suoi fratelli le stelle (i Centzon Huitznahua), organizzò una congiura per ucciderla.
Nel momento dell’attacco, Huitzilopochtli nacque già adulto e armato dal grembo di Coatlicue, e in un solo scontro sconfisse Coyolxauhqui, decapitandola e smembrando il suo corpo, che scagliò giù dalla sacra montagna di Coatepec. La sua testa divenne la luna, e il suo corpo smembrato rotolò fino a valle, mentre i fratelli stellari furono dispersi in cielo come le stelle.
Questo mito rappresentava simbolicamente il ciclo quotidiano della vittoria del sole sulla luna e sulle stelle all’alba, ed era rievocato ritualmente nel Templo Mayor di Tenochtitlán, dove un enorme disco di pietra raffigurante il corpo smembrato di Coyolxauhqui fu rinvenuto ai piedi della piramide dedicata a Huitzilopochtli.
Il monolito di Coyolxauhqui, scoperto nel febbraio 1978 dagli operai della compagnia elettrica che scavavano nel centro di Città del Messico, è l’oggetto che ha innescato l’intero progetto archeologico del Templo Mayor. Il disco di andesite, di oltre tre metri di diametro, la raffigura decapitata e smembrata, con le articolazioni segnate da mascheroni e i sonagli sulle guance che le valgono il nome, «Quella dai campanelli sul volto». La sua collocazione ai piedi della scalinata del santuario di Huitzilopochtli non era decorativa ma funzionale: i corpi dei sacrificati precipitati dall’alto atterravano su di essa, riattualizzando la sconfitta della dea.
La sua lettura astronomica è oggetto di discussione. Diversi studiosi identificano Coyolxauhqui con la luna e i suoi quattrocento fratelli Centzon Huitznahua con le stelle, così che il mito narrerebbe il sorgere del sole che ogni giorno le disperde; altri obiettano che l’associazione lunare non è esplicita nelle fonti e potrebbe derivare da una sistematizzazione ottocentesca. In ogni caso il racconto assolve una funzione politica precisa: legittima l’uso della violenza contro i propri consanguinei quando è il dio tutelare a ordinarlo, e fa della guerra interna un atto cosmogonico anziché una colpa.
Questa divinità è collegata anche a La Pietra del Sole.
