L’Amduat, il cui titolo significa “Ciò che è nell’Aldilà”, è uno dei più antichi testi funerari egizi, composto probabilmente già nel Nuovo Regno per accompagnare esclusivamente i faraoni nel proprio viaggio ultraterreno, prima di diffondersi, in epoca successiva, anche nelle tombe di alti dignitari.
Il testo descrive con dovizia di dettagli e illustrazioni il viaggio notturno del dio sole Ra attraverso le dodici ore della notte, corrispondenti alle dodici regioni del Duat, il regno sotterraneo dei morti: in ciascuna ora la barca solare incontra divinità, demoni, anime dei defunti e mostri, tra cui, nella settima ora, il serpente del caos Apopi, sconfitto grazie all’intervento di Seth e di altre divinità protettrici.
Il momento culminante del viaggio avviene nella sesta ora, quando la barca solare si unisce misticamente al corpo di Osiride in una caverna sotterranea, fondendo il potere generativo del dio dei morti con l’energia del sole: da questa unione scaturisce la rigenerazione di Ra, che può così risorgere all’alba nella forma dello scarabeo Khepri. L’Amduat serviva quindi da vera e propria guida per il faraone defunto, una mappa dettagliata da seguire passo dopo passo per ripercorrere il cammino del sole e ottenere la propria rinascita eterna, ed è oggi una delle fonti più preziose per ricostruire la complessa cosmologia funeraria dell’antico Egitto.
L’Amduat, il «Libro di ciò che è nell’aldilà», è un testo funerario del Nuovo Regno che si distingue per la sua natura di guida topografica: descrive le dodici ore della notte come dodici regioni del Duat, ciascuna con la propria popolazione di divinità, demoni e ostacoli, e ciascuna corredata di illustrazioni. Non è un’antologia di formule come il Libro dei Morti ma una descrizione sistematica di un luogo.
La sua attestazione più antica e completa è nella tomba di Thutmose III nella Valle dei Re, dove copre le pareti della camera sepolcrale disposte come un rotolo di papiro srotolato: la scelta è deliberata, perché il testo doveva essere leggibile nell’ordine corretto attorno al sarcofago. Il momento centrale è la sesta ora, in cui il sole raggiunge il punto più profondo e si unisce al proprio cadavere per rigenerarsi, e la settima, in cui affronta Apopi.
La sua funzione originaria era regale ed esclusiva: solo il faraone aveva accesso a questa conoscenza, perché solo lui accompagnava Ra nel viaggio notturno. Solo nel Terzo Periodo Intermedio il testo si diffonde su papiri destinati a sacerdoti e privati. Insieme al Libro delle Porte e al Libro delle Caverne costituisce il corpus dei cosiddetti libri del cielo e dell’aldilà, e la sua analisi ha permesso agli egittologi di ricostruire una cosmologia dell’oltretomba più articolata di quanto suggerisse la sola letteratura funeraria classica.
