Il “viaggio dell’eroe”, o monomito, è lo schema narrativo ricorrente individuato dallo studioso di mitologia comparata Joseph Campbell nella sua opera L’eroe dai mille volti (The Hero with a Thousand Faces, 1949), che analizzò miti provenienti da culture diverse individuandone una struttura narrativa condivisa, articolata in tre grandi fasi: la Partenza, l’Iniziazione e il Ritorno.
Tappa 1 — La chiamata all’avventura. Nel mito greco, Eracle riceve dall’oracolo di Delfi il compito delle dodici fatiche come espiazione per la follia inviata da Era; nell’epopea mesopotamica, Gilgamesh, sconvolto dalla morte dell’amico Enkidu e terrorizzato dalla propria mortalità, abbandona Uruk per intraprendere la ricerca dell’immortalità. In entrambi i casi, un evento traumatico costringe l’eroe a lasciare il mondo ordinario.
Tappa 2 — Le prove. Eracle affronta mostri e imprese ritenute impossibili, dal leone di Nemea dalla pelle impenetrabile all’Idra dalle teste rigenerantesi, fino al recupero dei pomi delle Esperidi ai confini del mondo conosciuto. Gilgamesh attraversa a sua volta ostacoli sovrumani: le montagne gemelle sorvegliate dagli uomini-scorpione e il mare della morte, prima di raggiungere Utnapishtim, l’unico sopravvissuto al diluvio universale.
Tappa 3 — Il ritorno trasformato. I due percorsi, pur condividendo la medesima struttura, giungono a esiti radicalmente diversi: Eracle, dopo la morte, viene accolto tra gli dèi sull’Olimpo, ottenendo l’apoteosi divina; Gilgamesh torna invece a Uruk privo dell’immortalità fisica, ma con la saggezza di aver lasciato un’eredità duratura nelle mura della città, accettando consapevolmente la propria condizione mortale.
Campbell condensò lo schema completo in diciassette fasi narrative, spesso semplificate nella pratica critica nei tre grandi atti sopra descritti. Sebbene il modello abbia goduto di enorme fortuna, anche al di fuori degli studi di mitologia — influenzando in modo esplicito la struttura narrativa di opere cinematografiche come Guerre Stellari — non mancano critiche da parte di antropologi e filologi, che ne contestano la pretesa universalità e il rischio di forzare narrazioni molto diverse tra loro entro uno schema unico, trascurando le specificità culturali di ciascun mito.
Lo schema ricorrente individuato in queste tradizioni — chiamata all’avventura, prove iniziatiche, discesa in un regno pericoloso, perdita e conquista di una consapevolezza superiore, infine ritorno trasformato — è stato formalizzato in epoca moderna dal mitologo statunitense Joseph Campbell nel celebre modello del “monomito” o viaggio dell’eroe, che identifica proprio in Gilgamesh, Eracle e nelle saghe norrene alcuni degli esempi più antichi e completi di questa struttura narrativa universale, tuttora alla base di gran parte della narrativa eroica contemporanea, dal cinema alla letteratura fantasy.
Questo percorso è collegato anche a Monte Olimpo.
