Periodo storico
Età arcaica e classica (VIII-IV secolo a.C.)
Fonti
Apollodoro, Biblioteca II.5.1; Teocrito, Idilli XXV; Pindaro, Nemee (proemio)

Leone di Nemea

Λέων τῆς Νεμέας (Leon tes Nemeas, greco antico)
Il Leone di Nemea è una creatura mostruosa dalla pelle impenetrabile che terrorizzava la regione di Nemea, nel Peloponneso. Fu ucciso da Eracle a mani nude, strangolandolo, come prima delle sue dodici fatiche; la sua pelle divenne poi l'iconico mantello dell'eroe.

Il Leone di Nemea è, nella mitologia greca, una belva mostruosa dalla pelle impenetrabile a qualsiasi arma di metallo, pietra o legno, generata secondo le tradizioni più diffuse da Tifone ed Echidna, o in alternativa figlia della Chimera, e scagliata dalla dea Era a terrorizzare la valle di Nemea, nel Peloponneso, divorandone gli abitanti e il bestiame.

Ucciderlo costituisce la prima delle dodici fatiche imposte a Eracle dal re Euristeo, come espiazione per l’uccisione, in un accesso di follia mandatagli da Era, dei propri figli. Resosi conto che le sue frecce rimbalzano inutilmente sulla pelle del leone, Eracle lo insegue fino alla sua tana, una caverna con due ingressi, ne blocca una via di fuga e lo affronta a mani nude, soffocandolo con la sola forza delle proprie braccia.

Non riuscendo a scuoiare la belva con nessuna lama disponibile, Eracle utilizza infine gli artigli stessi dell’animale per aprirne la pelle, ottenendo così un’armatura impenetrabile che indosserà per il resto delle sue imprese, spesso raffigurata come un mantello con la testa del leone usata come copricapo, divenendo uno degli attributi iconografici più riconoscibili dell’eroe.

Secondo alcune tradizioni, Zeus pose in seguito l’immagine del leone sconfitto tra le stelle, dando origine alla costellazione del Leone; l’episodio segna inoltre l’inizio del celebre ciclo delle dodici fatiche, che da questo momento strutturano l’intera saga eroica di Eracle.

I Giochi Nemei, una delle quattro grandi competizioni panelleniche insieme a quelli di Olimpia, Delfi e Corinto, furono fondati proprio in onore di questa impresa, secondo la tradizione, nel luogo stesso dove Eracle aveva ucciso la belva; gli atleti vincitori venivano incoronati con corone di sedano selvatico, pianta associata al lutto e alla morte nell’immaginario greco, forse in memoria delle vittime del leone prima dell’intervento salvifico dell’eroe.

Questa creatura è collegata anche a Idra.

Un altro figlio di Tifone ed Echidna: la rete dei mostri primordiali

La genealogia più diffusa attribuita al Leone di Nemea lo colloca tra i figli di Tifone ed Echidna, la coppia di mostri primordiali da cui discendono anche l’Idra di Lerna qui già ricordata, la Chimera e Cerbero: una fratellanza che rende le fatiche di Eracle non una serie di sfide casuali ma, in un certo senso, un’unica campagna contro un’intera dinastia di creature ostili all’ordine olimpico, spesso scagliate contro gli uomini proprio da Era in funzione punitiva.

I Giochi Nemei si affiancano così agli altri tre grandi appuntamenti sportivi e religiosi del mondo greco, tra cui quelli celebrati a Delfi in onore di Apollo: un sistema di quattro sedi che, ruotando su un calendario comune, univa periodicamente le città-stato greche altrimenti rivali in un’unica comunità panellenica, temporaneamente sospesa dalle guerre grazie alla celebre tregua sacra (ekecheiria) proclamata in occasione di ciascuna competizione.

Dettagli
Tipologia
Mostro
Habitat
Le colline e la valle di Nemea, nel Peloponneso
Poteri e abilità
Pelle impenetrabile alle armi convenzionali (bronzo, ferro, pietra); artigli più affilati di qualsiasi spada, in grado di squarciare la sua stessa pelle.
Punti deboli
Non può essere ferito da armi da taglio o da punta; l'unico modo per ucciderlo è soffocarlo a mani nude o colpirlo con forza sovrumana.
Aspetto fisico
Leone gigantesco dalla pelliccia dorata impenetrabile, di dimensioni superiori a un leone comune
Tipo di creatura
Voci correlate
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