Periodo storico
Attestato per allusioni dai Testi delle Piramidi (III millennio a.C.); narrazione completa in Plutarco, De Iside et Osiride (I-II sec. d.C.)
Fonti
Plutarco, De Iside et Osiride; Testi delle Piramidi (allusioni)

Il mito di Osiride e Iside

Wsjr wj Ist (Osiride e Iside, egizio geroglifico)
Osiride è ucciso e smembrato dal fratello Seth; la moglie Iside ne ricompone il corpo e concepisce Horus, mentre Osiride diventa sovrano del regno dei morti.

Il mito di Osiride e Iside è il racconto fondativo della mitologia funeraria egizia, narrato per esteso solo in fonti tarde (soprattutto nell’opera greca De Iside et Osiride di Plutarco, I-II secolo d.C.), ma attestato per allusioni fin dai Testi delle Piramidi del III millennio a.C.

Osiride, sovrano mitico e civilizzatore dell’Egitto che insegna agli uomini l’agricoltura e le leggi, viene ucciso dal fratello invidioso Seth, che lo rinchiude in una cassa e la getta nel Nilo; secondo la versione più diffusa, Seth successivamente smembra il corpo del fratello in quattordici parti, disperdendole in tutto l’Egitto per impedirne la resurrezione.

La sorella e sposa di Osiride, la dea Iside, si mette alla ricerca instancabile dei frammenti del corpo, riuscendo a recuperarli tutti tranne il fallo, divorato da un pesce del Nilo; grazie ai suoi poteri magici e all’aiuto del dio Anubi, Iside ricompone il corpo di Osiride, lo imbalsama – divenendo così l’archetipo mitico della mummificazione – e si unisce a lui abbastanza a lungo da concepire un figlio, Horus.

Osiride, non potendo tornare a regnare tra i vivi, diventa sovrano del regno dei morti (Duat), presiedendo il giudizio delle anime nella celebre pesatura del cuore; Horus, cresciuto in segreto da Iside nelle paludi del delta per sfuggire a Seth, affronta lo zio in un lungo conflitto per il trono d’Egitto, che si conclude con la vittoria di Horus e la sua incoronazione come legittimo sovrano.

Il mito costituisce il fondamento ideologico della regalità egizia: ogni faraone vivente viene identificato con Horus, mentre il faraone defunto viene identificato con Osiride, garantendo così una continuità dinastica sacralizzata e una promessa di resurrezione per il sovrano e, per estensione rituale, per tutti i defunti mummificati secondo il modello osiriaco.

Il pianto rituale di Iside e Nefti

Accanto a Iside nel lutto per Osiride compare la sorella minore Nefti, sposa di Seth ma legata a Iside da una solidarietà che supera la faida familiare: insieme, le due dee assumono le sembianze di nibbi e vegliano il corpo smembrato del fratello con un canto funebre che i templi tolemaici mettevano in scena ogni anno attraverso due sacerdotesse, recitando le cosiddette Lamentazioni di Iside e Nefti davanti ai fedeli. Da questa stessa unione tra le due sorelle nasce, secondo alcune tradizioni, il dio Anubi, generato da Osiride e Nefti e poi allevato in segreto da Iside, custode dell’imbalsamazione e guida delle anime che completa idealmente l’opera di resurrezione avviata dalla madre adottiva.

Il pilastro Djed e la festa dei misteri di Khoiak

Il mito trovava una messa in scena collettiva nella festa di Khoiak, celebrata nel quarto mese della stagione dell’inondazione: sacerdoti modellavano piccole effigi di Osiride con terra e semi di grano, i cosiddetti “letti osiriaci”, che germogliando simboleggiavano la rinascita del dio insieme al ciclo agricolo del Nilo. Il momento culminante della festa era l’innalzamento rituale del pilastro Djed, colonna a segmenti orizzontali che rappresenta la spina dorsale di Osiride: un tempo compiuto dal faraone in persona, il gesto di raddrizzare il pilastro racchiuso reso stabile equivaleva a proclamare pubblicamente il trionfo del dio sulla morte e, per estensione, la stabilità del regno stesso.

Questo mito è collegato anche a Ra, Ankh e Libro dei Morti.

Dettagli
Sintesi della trama
Varianti del mito
Il racconto più completo e organico ci giunge da Plutarco (I-II sec. d.C.), che unifica in narrazione continua materiali egizi frammentari attestati per allusioni sin dai Testi delle Piramidi. Le fonti native egizie non narrano mai l'intero mito in sequenza: lo evocano per frammenti in inni, formule funerarie e rituali templari, lasciando che il pubblico ne ricostruisca il senso. Varianti locali attribuiscono a Biblo, anziché al Nilo, il luogo dove la cassa di Osiride approda; altre tradizioni regionali pongono l'accento sul ruolo di Nefti come complice segreta di Iside nella ricomposizione del corpo, o su Anubi come artefice della mummificazione rituale.
Morale e insegnamento
Il mito garantisce che la morte non sia la fine: come Osiride rinasce nel regno dei morti grazie alla devozione di Iside e alla vittoria di Horus, così ogni defunto giusto può sperare in una vita nell'aldilà. Il mito fonda inoltre la legittimità regale: ogni faraone vivente è Horus, ogni faraone defunto diventa Osiride, saldando il potere terreno alla promessa di resurrezione.
Voci correlate
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