Il mito di Amaterasu e la caverna celeste (Amano-Iwato, “la porta rocciosa del cielo”) è uno dei racconti più celebri della mitologia shintoista, narrato nel Kojiki e nel Nihon Shoki, e spiega simbolicamente l’origine dell’alternanza tra luce e oscurità.
La vicenda ha origine dal comportamento violento e dissoluto del dio della tempesta Susanoo, fratello di Amaterasu: durante una visita al Piano Celeste (Takamagahara), Susanoo distrugge le risaie della sorella, profana i suoi riti sacri e scaglia un cavallo scuoiato all’interno della sala di tessitura, causando la morte di una delle sue ancelle.
Sconvolta e inorridita da queste violenze, Amaterasu si ritira in una grotta rocciosa e ne sigilla l’ingresso con un masso, privando il cosmo della sua luce: il sole scompare, il mondo piomba nell’oscurità totale e ogni sorta di spiriti maligni (magatsuhi) inizia a proliferare nelle tenebre.
Gli ottocentomila kami (le divinità shintoiste) si radunano nel letto asciutto del fiume celeste Ame-no-Yasu-no-Kawara per escogitare un piano che convinca Amaterasu a uscire dal suo rifugio. Su suggerimento del dio della saggezza Omoikane, allestiscono davanti alla caverna un grande specchio sacro, gioielli e offerte, e piantano un albero sacro sakaki adorno di questi oggetti.
La dea Ame-no-Uzume, divinità dell’aurora e della danza, inizia allora una danza sfrenata ed esilarante su un tino rovesciato, scoprendosi parzialmente il corpo, provocando una risata talmente fragorosa tra gli dèi radunati da incuriosire Amaterasu, che socchiude la roccia per vedere cosa stia accadendo.
Vedendo il proprio riflesso luminoso nello specchio posto di fronte alla grotta e credendo che si tratti di un’altra divinità solare, Amaterasu si sporge ulteriormente: colto l’attimo, il possente dio Ame-no-Tajikarao la afferra e la trascina fuori dalla caverna, mentre un’altra divinità blocca l’ingresso con una corda sacra (shimenawa) affinché non possa più rinchiudersi.
Con il ritorno di Amaterasu, la luce solare torna a illuminare il Piano Celeste e la Terra, e gli dèi puniscono Susanoo esiliandolo dal cielo. Il mito, oltre a spiegare simbolicamente i fenomeni naturali della luce e del buio, è considerato all’origine di elementi rituali shintoisti ancora praticati, come l’uso dello specchio sacro (uno dei tre tesori imperiali del Giappone) e della corda shimenawa per delimitare gli spazi sacri.
Il mito della caverna celeste è spesso interpretato dagli studiosi anche come un racconto eziologico delle eclissi solari, oltre che come un modello fondativo del rituale shintoista stesso: la danza sfrenata di Uzume, gli specchi e i gioielli sacri usati per attirare fuori la dea, e il coro di risate degli altri dèi riproducono, in forma mitica, gli elementi centrali delle cerimonie shintoiste ancora oggi praticate nei santuari per propiziare il favore divino.
