Tebe è, nella mitologia greca, l’antica città della Beozia fondata secondo il mito dall’eroe fenicio Cadmo, che vi semina i denti di un drago da cui nascono guerrieri armati (gli Spartoi), capostipiti delle grandi famiglie tebane. Città di straordinaria importanza mitica, rivale di Atene, è teatro di alcuni dei cicli narrativi più tragici della tradizione greca.
È soprattutto la città della dinastia dei Labdacidi, segnata da una maledizione ereditaria: qui regna Laio, poi il figlio Edipo, che libera la città dal flagello della Sfinge risolvendone l’enigma prima di scoprire la propria terribile colpa di parricidio e incesto. Alle porte di Tebe si consuma anche la tragica guerra dei Sette contro Tebe, scatenata dal conflitto fraterno tra i figli di Edipo, Eteocle e Polinice, per il trono cittadino.
Tebe è inoltre la città natale del semidio Dioniso, figlio di Zeus e della principessa tebana Semele, e patria dell’eroe Eracle, che vi nasce da Alcmena; le sue mura, secondo un’altra tradizione, sarebbero state innalzate al suono della lira di Anfione, capace di muovere le pietre con la sua musica.
Nella tragedia attica, Tebe diventa l’archetipo della città maledetta, luogo dove si consumano gli eccessi e le trasgressioni che Atene, sulla scena, poteva permettersi di rappresentare proprio perché ambientate altrove: un modello negativo attraverso cui il pubblico ateniese rifletteva sui propri valori civici.
La maledizione che grava sulla stirpe di Cadmo colpisce anche altri discendenti oltre a Edipo: Atteone, nipote del fondatore, viene trasformato in cervo e sbranato dai propri stessi cani da caccia per aver visto Artemide nuda al bagno, mentre Penteo, altro discendente, viene fatto a pezzi dalle Baccanti, tra cui la propria madre in preda al delirio dionisiaco, per essersi opposto al culto del cugino Dioniso.
Cadmo e gli Spartoi, guerrieri nati dalla terra
La fondazione stessa di Tebe, ricondotta dal mito all’eroe fenicio Cadmo, porta impresso nella propria origine il seme della violenza che segnerà tutta la storia successiva della città: appena spuntati dal suolo dove Cadmo ha sparso i denti del drago, gli Spartoi si scagliano gli uni contro gli altri in un massacro fratricida, e solo cinque di loro sopravvivono a diventare i progenitori delle grandi famiglie nobiliari tebane. Questo episodio fondativo, in cui la nascita della città coincide con un atto di autodistruzione tra fratelli, anticipa in chiave simbolica le lotte intestine che culmineranno secoli dopo nello scontro tra Eteocle e Polinice.
La maledizione che grava sulla dinastia dei Labdacidi trova inoltre nella figura di Giocasta uno dei suoi snodi più drammatici: moglie di Laio e poi, inconsapevolmente, dello stesso figlio Edipo dopo che questi ne ha ignorato l’identità, la regina tebana diventa il punto in cui la profezia e l’ignoranza umana si intrecciano fino a produrre la catastrofe che travolgerà l’intera famiglia reale, e con essa il destino politico della città.
