Dioniso è il dio greco del vino, dell’estasi rituale e del teatro, figlio di Zeus e della mortale Semele, principessa di Tebe. Ingannata dalla gelosa Era, che la convince a chiedere a Zeus di mostrarsi in tutto il proprio splendore divino, Semele viene incenerita dalla folgore del dio; Zeus riesce tuttavia a salvare il feto ancora immaturo cucendoselo nella propria coscia, da cui Dioniso nasce una seconda volta al termine della gestazione — da cui l’epiteto di “dio due volte nato”.
Cresciuto tra ninfe e satiri lontano dalla vendetta di Era, Dioniso diffonde in tutto il mondo mediterraneo il culto del vino e dell’estasi rituale, accompagnato da un corteo festoso di menadi e satiri. Chi rifiuta di riconoscerne la divinità viene punito con particolare crudeltà: il re Penteo di Tebe, che tenta di reprimere il suo culto, viene fatto impazzire dal dio insieme alla propria madre Agave, che nel delirio bacchico scambia il figlio per un leone e lo smembra con le proprie mani, come narrato nella tragedia Le Baccanti di Euripide.
Nonostante questa fama ambivalente e talvolta terribile, Dioniso viene infine accolto stabilmente tra i dodici grandi dèi dell’Olimpo, e il suo culto, celebrato nelle feste dionisiache ateniesi, darà origine al teatro greco stesso, sia nella forma tragica sia in quella comica.
Un ulteriore filone della sua mitologia, di matrice orfica, narra di un primo Dioniso chiamato Zagreo, figlio di Zeus e Persefone, fatto a pezzi e divorato dai Titani su istigazione di Era gelosa; Zeus, scoperto il delitto, fulminò i Titani riducendoli in cenere, dalla quale sarebbe nata la stirpe umana, portatrice per questo di una duplice natura, in parte titanica e colpevole, in parte divina e dionisiaca, poiché il cuore ancora pulsante di Zagreo fu salvato e utilizzato per far rinascere il dio una seconda volta come figlio di Semele. Nell’Inno omerico a Dioniso, il dio viene rapito da pirati tirreni che non ne riconoscono la natura divina: incatenato a bordo, fa crescere improvvisamente tralci di vite lungo l’albero maestro, si trasforma in un leone ruggente e getta nel panico l’equipaggio, che si getta in mare trasformandosi in delfini, risparmiando solo il timoniere, l’unico ad aver intuito fin dall’inizio la vera identità del passeggero. Una delle sue vicende più celebri lo lega inoltre ad Arianna, abbandonata dall’eroe Teseo sull’isola di Creta dopo averlo aiutato a sconfiggere il Minotauro: Dioniso la trova disperata sulla spiaggia, se ne innamora e la sposa, donandole una corona che, posta in cielo, diviene la costellazione della Corona Boreale.
Questa divinità è collegata anche a Titani, Creta e Il ratto di Persefone.
Le Baccanti di Euripide: la fonte tragica dietro la vendetta su Penteo
Il racconto dello smembramento di Penteo per mano della madre invasata Agave non è un episodio marginale, ma il soggetto stesso di una delle più potenti tragedie sopravvissute dell’intero teatro greco, Le Baccanti, scritta da Euripide alla fine della sua vita e messa in scena postuma nel 405 a.C.: l’opera mette in scena con straordinaria crudezza il conflitto tra la ragione civica di Tebe, incarnata dal giovane re razionalista, e la forza travolgente e irrazionale del culto dionisiaco, che nessuna legge umana può contenere. Le Baccanti non dispone ancora di una voce propria in questa enciclopedia, una lacuna significativa data la centralità del testo per comprendere sia il personaggio di Dioniso sia la nascita stessa della tragedia attica.
Dioniso e Orfeo: il mito di Zagreo alla base dei misteri orfici
Il racconto della prima nascita di Dioniso come Zagreo, fatto a pezzi dai Titani e poi rifondato attraverso le sue stesse ceneri, non è un semplice episodio isolato ma il mito fondativo dell’orfismo, la corrente religiosa e filosofica che la tradizione greca attribuiva al leggendario cantore Orfeo: per gli orfici, la natura mista dell’uomo, in parte titanica e colpevole, in parte divina, discende esattamente da questo episodio, e la promessa di purificazione dalla componente titanica attraverso riti iniziatici specifici costituiva il nucleo della loro dottrina di salvezza. Il legame tra le due figure, il dio due volte nato e il cantore disceso vivo nell’oltretomba, rende Dioniso il centro silenzioso di uno dei filoni più esoterici e meno pubblici dell’intera religione greca.
