Artemide è la dea greca della caccia, della natura selvaggia, della luna e della castità, sorella gemella di Apollo e figlia di Zeus e della titanide Leto. Secondo il mito, nacque per prima e, ancora neonata, aiutò la madre a partorire il fratello, un dettaglio che le valse in seguito il patronato sulle partorienti nonostante la propria eterna verginità.
Divinità estremamente gelosa della propria purezza e del rispetto dovutole, Artemide punisce con ferocia chiunque osi offenderla: il cacciatore Atteone, che la sorprende per caso mentre fa il bagno nuda in un bosco, viene da lei trasformato in cervo e sbranato dai propri stessi cani da caccia, incapaci di riconoscerlo; la ninfa Callisto, una delle sue compagne di caccia vincolata come lei alla castità, viene sedotta con l’inganno da Zeus e, una volta scoperta incinta durante un bagno rituale, trasformata in orsa — secondo alcune versioni per mano della stessa Artemide, offesa dal tradimento del voto, secondo altre per gelosia di Era.
Accompagnata da un corteo di ninfe cacciatrici altrettanto caste, Artemide vaga libera nelle foreste con arco e frecce d’argento, proteggendo gli animali selvatici e i giovani ancora impuberi, in un’ambivalenza tra ferocia predatoria e tenerezza protettiva che caratterizza profondamente il suo culto in tutta la Grecia antica.
Nella vicenda della guerra di Troia, è ancora Artemide a esigere, prima della partenza della flotta greca, il sacrificio della giovane Ifigenia, figlia del comandante supremo Agamennone, colpevole di aver ucciso una cerva a lei sacra; secondo la versione più diffusa, all’ultimo istante la dea sostituisce la fanciulla sull’altare con una cerva, portandola in salvo nella terra dei Tauri per farne una propria sacerdotessa. Insieme al fratello Apollo, Artemide punisce anche la superbia di Niobe, regina di Tebe che si era vantata di avere quattordici figli contro i soli due di Leto: i due divini gemelli sterminano l’intera prole della regina con le proprie frecce, lei per le figlie femmine, lui per i figli maschi, lasciando Niobe pietrificata dal dolore in una roccia dalla quale continuano a sgorgare lacrime. Fu sempre Artemide, offesa dal re Eneo di Calidone per essere stata l’unica divinità esclusa dai sacrifici del raccolto, a scatenare sulla regione il feroce cinghiale calidonio, la cui caccia riunì alcuni tra i più celebri eroi greci, tra cui Meleagro e la cacciatrice Atalanta.
Questa divinità è collegata anche a Troia e Tebe.
Artemide Efesia: la dea dai molti seni d’Asia Minore
Ad Efeso, in Asia Minore, il culto di Artemide assume tratti radicalmente diversi da quelli della cacciatrice greca boschiva: la celebre statua di culto conservata nell’Artemision, uno dei sette prodigi del mondo antico, raffigura la dea rigidamente frontale, coperta da quelli che la tradizione ha a lungo interpretato come una serie di seni multipli — simbolo di fecondità universale — ma che alcuni studiosi moderni identificano piuttosto con uova, testicoli taurini votivi o ornamenti a forma di ghianda. Questa Artemide Efesia, probabilmente erede di un’antica divinità madre anatolica assimilata alla dea greca solo nel nome, mostra come lo stesso culto potesse assumere, da una città all’altra del mondo greco, significati e iconografie profondamente diversi tra loro.
