Giocasta è, nella mitologia greca legata al ciclo tebano, regina di Tebe e sposa del re Laio, madre — e, senza saperlo, in seguito anche sposa — dell’eroe Edipo, protagonista di una delle tragedie più celebri e sconvolgenti dell’intera mitologia greca.
Avvertita da un oracolo secondo cui il proprio figlio avrebbe un giorno ucciso il padre, Giocasta acconsente, insieme a Laio, ad abbandonare il neonato Edipo sul monte Citerone con le caviglie forate e legate, credendolo destinato a morire di stenti. Il bambino viene invece salvato e cresciuto altrove, ignaro delle proprie origini, e da adulto, senza riconoscerlo, uccide realmente il padre Laio in una lite di viaggio, prima di sposare, sempre senza saperlo, la propria madre Giocasta dopo aver liberato Tebe dalla Sfinge.
Solo anni più tardi, quando una pestilenza colpisce Tebe e Edipo indaga per scoprirne la causa, la verità sconvolgente viene infine a galla: orripilata dalla scoperta di aver generato figli dal proprio stesso figlio, Giocasta si toglie la vita impiccandosi, mentre Edipo, disperato, si acceca con le fibbie delle vesti della madre-sposa defunta, in uno degli epiloghi più strazianti della tragedia greca, immortalato da Sofocle nell’Edipo re.
Dall’unione incestuosa tra Giocasta ed Edipo nacquero quattro figli: le figlie Antigone e Ismene, e i gemelli Eteocle e Polinice, sui quali gravò l’eredità della maledizione familiare. I due fratelli, incapaci di dividersi pacificamente il trono tebano ereditato dal padre, si uccisero a vicenda in duello durante la spedizione dei Sette contro Tebe, mentre Antigone pagò con la vita il proprio coraggio nel voler seppellire il corpo del fratello Polinice contro il divieto reale, perpetuando così di generazione in generazione le tragedie discendenti dalla stirpe di Cadmo e Laio.
Quando la verità sulla propria identità e su quella del marito Edipo viene infine rivelata, Giocasta, sopraffatta dall’orrore di aver generato figli con il proprio figlio, si toglie la vita impiccandosi nelle proprie stanze: la sua morte precede di poco l’accecamento volontario di Edipo, che si trafigge gli occhi proprio con le spille del vestito della madre-moglie ormai senza vita, in una delle scene più strazianti della tragedia sofoclea.
Nell’Edipo re di Sofocle, Giocasta rappresenta anche una voce di razionalismo scettico verso gli oracoli, esortando il marito a non credere ciecamente alle profezie: questa sua posizione, smentita tragicamente dagli eventi, rende il suo personaggio ancora più complesso, sospeso fra lucidità intellettuale e cecità emotiva verso una verità che, inconsciamente, forse già intuiva.
La figura di Giocasta ha continuato a esercitare un fascino particolare sulla cultura occidentale ben oltre l’antichità greca, ispirando reinterpretazioni psicoanalitiche moderne a partire da Sigmund Freud, che trasse proprio dal complesso edipico il nome per una delle sue teorie più celebri sulla formazione della psiche infantile, dimostrando quanto profondamente il mito tebano abbia continuato a parlare alla sensibilità culturale di epoche molto distanti da quella in cui fu originariamente concepito.
