Edipo è, nella mitologia greca, il re di Tebe reso celebre soprattutto dalla tragedia di Sofocle, figlio di Laio e Giocasta, sovrani di Tebe. Alla sua nascita, un oracolo predice a Laio che il figlio lo avrebbe ucciso e sposato la propria madre; per scongiurare la profezia, Laio ordina che il neonato venga abbandonato sul monte Citerone con le caviglie trafitte e legate, da cui il nome Edipo, “piede gonfio”.
Salvato da un pastore e cresciuto a Corinto come figlio adottivo del re Polibo, Edipo, ignaro delle proprie origini, consulta a sua volta l’oracolo di Delfi dopo aver udito voci sulla propria nascita; ricevuta la stessa terribile profezia, fugge da Corinto credendo di allontanarsi dai suoi veri genitori, dirigendosi senza saperlo proprio verso Tebe.
Lungo il cammino, Edipo uccide in una lite per la precedenza uno sconosciuto viandante, che si rivelerà essere Laio, suo padre naturale. Giunto alle porte di Tebe, la città è afflitta dalla Sfinge, mostro che pone un celebre indovinello a chiunque tenti di entrare, uccidendo chi non sa rispondere; Edipo risolve l’enigma, causando il suicidio della Sfinge e liberando la città, che lo acclama re, dandogli in sposa la regina vedova Giocasta, sua madre.
Quando anni dopo una pestilenza colpisce Tebe, un nuovo oracolo rivela che la causa è l’assassino di Laio, ancora impunito e nascosto tra i cittadini; l’inchiesta condotta dallo stesso Edipo lo porta a scoprire la propria terribile identità di parricida e incestuoso. Giocasta si toglie la vita, ed Edipo, sconvolto, si acceca con le fibbie della veste della madre, condannandosi a un doloroso esilio errante.
La vicenda di Edipo non si conclude con l’autoaccecamento e l’esilio da Tebe: nella tragedia Edipo a Colono, scritta da Sofocle in tarda età, l’eroe, ormai vecchio e cieco, trova infine pace e una sorta di redenzione sacra ad Atene, dove scompare misteriosamente in un bosco sacro sotto la protezione del re Teseo, accompagnato fino all’ultimo dalla fedele figlia (e sorellastra) Antigone.
Il complesso di Edipo: da mito antico a categoria psicoanalitica
Nessuna figura di questa enciclopedia ha avuto un’eco altrettanto diretta nel pensiero moderno: Sigmund Freud battezzò «complesso di Edipo» il presunto desiderio inconscio del bambino per il genitore di sesso opposto unito alla rivalità verso quello dello stesso sesso, prendendo a prestito proprio la vicenda dell’eroe tebano come metafora fondativa della psicoanalisi. È un’operazione che capovolge il senso originario del mito: nella tragedia di Sofocle, Edipo non desidera consapevolmente né uccidere il padre né sposare la madre, ma è vittima di un destino che ignora fino all’ultimo, mentre la lettura freudiana ne fa il simbolo di un impulso rimosso e universale, spostando l’accento dalla cecità del fato alla cecità del desiderio.
Edipo e il percorso della caduta e redenzione dell’eroe tragico
La parabola che porta Edipo dal trono di Tebe all’accecamento, all’esilio e infine alla misteriosa apoteosi nel bosco sacro di Colono è forse l’esempio più compiuto dello schema approfondito nel percorso tematico La caduta e redenzione dell’eroe tragico. A restare priva di una voce propria in questa enciclopedia, nonostante il suo ruolo cruciale accanto al padre nell’ultimo atto della vicenda e nel successivo ciclo tebano dei Sette contro Tebe, è però Antigone, la figlia (e sorellastra) che lo accompagna fino alla fine.
Edipo re come modello aristotelico della tragedia perfetta
Nella Poetica, Aristotele cita esplicitamente l’Edipo re di Sofocle come esempio supremo di trama tragica ben costruita, perché in essa peripezia (il rovesciamento improvviso della sorte) e anagnorisi (il riconoscimento della verità) coincidono nello stesso istante: la scoperta dell’identità dell’assassino di Laio è, contemporaneamente, la scoperta che l’assassino è Edipo stesso. Questa sovrapposizione, secondo il filosofo, produce l’effetto tragico più intenso possibile, generando insieme pietà e terrore nello spettatore proprio perché la rovina del protagonista scaturisce dalla sua stessa ricerca della verità, non da un errore esterno o da un colpo di scena arbitrario.
