Odino (in norreno antico Óðinn) è il capo degli Æsir e la divinità sovrana del pantheon norreno, associato alla saggezza, alla guerra, alla poesia e alla magia runica. A differenza di molte altre divinità sovrane, Odino è raffigurato come una figura inquieta e in costante ricerca di conoscenza, disposto a grandi sacrifici pur di ottenerla.
Il mito più celebre narra come Odino abbia sacrificato uno dei propri occhi presso la fonte di Mimir, custode della saggezza primordiale, in cambio di un sorso della sua acqua (Snorri Sturluson, Edda in prosa, Gylfaginning). In un secondo mito, ancora più radicale, Odino si autoimmola appendendosi per nove notti all’albero cosmico Yggdrasill, trafitto dalla propria lancia, per apprendere il segreto delle rune (Edda poetica, Hávamál, vv. 138-145). La sete di sapere profetico di Odino, pagata al prezzo di un occhio, si affianca ad altre figure e luoghi oracolari del mondo antico, messi a confronto in Oracoli e profezia a confronto. Il sacrificio di un occhio e nove notti di sofferenza per ottenere sapienza e rune sono un prezzo altissimo pagato in cambio della conoscenza, motivo ricorrente esaminato in Il dono e la maledizione della sapienza a confronto.
Odino è accompagnato da due corvi, Huginn (“pensiero”) e Muninn (“memoria”), che sorvolano il mondo per riportargli notizie, e da due lupi, Geri e Freki. Cavalca Sleipnir, un cavallo a otto zampe generato da Loki. Nella sua sala di Valhalla, in Asgard, raccoglie le anime dei guerrieri caduti in battaglia (gli einherjar) in vista dello scontro finale.
Secondo la profezia della Völuspá, durante il Ragnarök Odino affronterà il lupo Fenrir e ne sarà divorato, un destino che conosce in anticipo ma non può evitare — un tratto che lo distingue nettamente da divinità sovrane come Zeus, il cui dominio rimane incontrastato.
Lo storico romano Tacito, nella Germania (cap. 9), identifica Odino (Wodan) con Mercurio secondo il consueto schema dell’interpretatio romana; il suo nome sopravvive ancora oggi nel giorno della settimana “mercoledì” (inglese Wednesday, “giorno di Woden”).
Odino è anche il dio patrono della poesia scaldica: secondo il racconto tramandato da Snorri Sturluson (Skáldskaparmál), egli conquistò l’idromele della poesia (Óðrœrir), custodito dal gigante Suttungr, sedotta la figlia di questi Gunnlöð, per poi fuggire trasformato in aquila verso Asgard e concedere il dono poetico agli dèi e agli uomini meritevoli.
Fonti come il poema Grímnismál gli attribuiscono decine di nomi (heiti) — tra cui Grímnir, Báleygr e Síðhöttr — che ne riflettono la natura multiforme: appare spesso in incognito nel mondo degli uomini sotto le spoglie di un vecchio viandante con mantello e cappello a falda larga. Fonti medievali gli attribuiscono inoltre la pratica del seiðr, una forma di magia divinatoria tradizionalmente associata alle donne, ulteriore segno della sua natura liminale e trasgressiva rispetto alle norme sociali degli dèi guerrieri.
Oltre al proprio occhio, sacrificato al pozzo di Mimir, e ai nove giorni trascorsi appeso a Yggdrasill per ottenere le rune, Odino compie un ulteriore, celebre sacrificio di sé: assume l’identità del misterioso viandante Gagnráðr per sfidare il gigante Vafthrúdnir in un duello di sapienza cosmologica, scommettendo la propria testa sull’esito, e vince ponendo infine una domanda talmente intima e personale — cosa Odino stesso sussurrò all’orecchio del figlio Baldr sulla sua pira funebre — che solo Odino può conoscerne la risposta, costringendo il gigante ad ammettere la propria sconfitta.
Questa divinità è collegata anche a Zeus, Odino e Ra a confronto.
