Periodo storico
Fonti
Fonte primaria, insieme alla Edda poetica, per la mitologia norrena; Codex Regius e Codex Upsaliensis (manoscritti dell'Edda in prosa)

Gylfaginning

Gylfaginning ("L’inganno di Gylfi", nordico antico)
La Gylfaginning è la prima sezione della Edda in prosa di Snorri Sturluson, che narra in forma di dialogo la cosmogonia e la mitologia norrena, dalla creazione del mondo al Ragnarök.

La Gylfaginning (“l’inganno di Gylfi”) è la prima delle quattro sezioni dell’Edda in prosa, opera composta attorno al 1220 dallo storico e politico islandese Snorri Sturluson, e costituisce la fonte narrativa più organica e completa sopravvissuta della mitologia norrena.

Il testo è costruito come un dialogo cornice: il leggendario re svedese Gylfi, sotto le mentite spoglie di un viandante di nome Gangleri, si reca ad Asgard per scoprire i segreti degli dèi Aesir e viene accolto da tre misteriose figure in trono — Alto, Ugualmente Alto e Terzo — che rispondono alle sue domande narrandogli in sequenza l’intera cosmologia norrena: dalla creazione del mondo dal corpo del gigante Ymir, fino alle vicende degli dèi, alla morte di Baldr e alla profezia finale del Ragnarök.

Insieme all’Edda poetica, la Gylfaginning rappresenta oggi la fonte principale per la ricostruzione dei miti norreni giunti fino a noi, sebbene gli studiosi ne discutano ancora l’attendibilità, dato che Snorri, scrivendo due secoli dopo la cristianizzazione dell’Islanda, filtra inevitabilmente il materiale pagano attraverso una sensibilità e una cornice narrativa già cristiane.

È significativo che Snorri non abbia concepito la Gylfaginning come un’opera di devozione o di conservazione religiosa in senso stretto, bensì come parte di un manuale per aspiranti poeti scaldici: le successive sezioni dell’Edda in prosa (Skáldskaparmál e Háttatal) insegnano infatti le complesse kenningar, le perifrasi poetiche tradizionali (come “il fuoco del mare” per indicare l’oro), la cui piena comprensione richiedeva la conoscenza dei miti qui raccontati — rendendo paradossalmente la sopravvivenza della mitologia norrena debitrice, più che a un intento di preservazione sacra, all’esigenza pratica di non perdere un patrimonio letterario e stilistico. Il testo ci è giunto attraverso diversi manoscritti medievali, tra cui il Codex Regius e il Codex Upsaliensis, che presentano talvolta varianti significative tra loro.

Un dio narratore per un dio assente

Nella cornice narrativa ideata da Snorri, le tre figure in trono che rispondono a Gangleri — Alto, Ugualmente Alto e Terzo — sono in realtà, secondo una lettura ormai consolidata, manifestazioni velate di Odino stesso, il dio della sapienza e della parola che, coerentemente con il proprio mito, sceglie di istruire il visitatore travestito piuttosto che rivelarsi apertamente: un espediente letterario che rispecchia fedelmente il carattere enigmatico attribuito al padre degli dèi in tutta la tradizione norrena.

Attraverso questo dialogo, Snorri fa percorrere a Gangleri l’intera architettura del cosmo norreno, culminando nella descrizione di Yggdrasill, il frassino cosmico le cui radici e i cui rami collegano i nove mondi: è proprio nella Gylfaginning che questa immagine, oggi tra le più riconoscibili dell’intero immaginario norreno, riceve la sua trattazione più organica e dettagliata.

Dettagli
Autore
Snorri Sturluson
Periodo di composizione
Circa 1220 d.C.
Lingua originale
Nordico antico (islandese)
Affidabilità storica
Alta
Tipo di fonte
Voci correlate
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