Periodo storico
Edda poetica e Edda in prosa (XIII secolo)
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Fonti
Edda poetica; Edda in prosa (Gylfaginning); Vafþrúðnismál (Edda poetica)

Baldr

Baldr (nordico antico)
Baldr è il dio della luce e della bontà, figlio di Odino e Frigg. Ucciso da un dardo di vischio scagliato da Höðr su istigazione di Loki, la sua morte segna l’inizio della fine per gli dèi.

Baldr è, nella mitologia norrena, il più bello, amato e luminoso tra gli dèi, figlio di Odino e della dea Frigg, associato a saggezza, grazia e pace universale.

Tormentata da sogni premonitori sulla morte del figlio, Frigg percorre i nove mondi estraendo da ogni cosa esistente — animali, piante, metalli, malattie — il giuramento solenne di non fargli mai del male, tralasciando solo il vischio, ritenuto una pianta troppo giovane e innocua per costituire una minaccia. Resi invulnerabili dal giuramento universale, gli dèi si divertono a scagliare oggetti contro Baldr per gioco, certi che nulla possa scalfirlo, finché il dio ingannatore Loki, scoperta l’unica eccezione, forgia un dardo di vischio e inganna il dio cieco Höðr, fratello di Baldr, inducendolo a scagliarlo contro di lui: Baldr cade fulminato all’istante.

Disperati, gli dèi inviano un messaggero nel regno dei morti per supplicare la dea Hel di restituire Baldr alla vita; questa acconsente a condizione che ogni essere nei nove mondi ne pianga la scomparsa. Quando ogni creatura si dispera sinceramente tranne un’unica gigantessa di nome Þökk — che gli studiosi identificano come lo stesso Loki sotto mentite spoglie — Baldr resta prigioniero del regno dei morti fino a dopo il Ragnarök, quando è destinato a fare ritorno per regnare su un mondo rinnovato e purificato dalla distruzione.

Il funerale di Baldr, descritto nella Gylfaginning, è tra le scene più solenni dell’intera mitologia norrena: il suo corpo viene deposto sulla nave Hringhorni, la più grande mai costruita, insieme a quello della moglie Nanna, morta di dolore, e del suo cavallo; nel momento in cui gli dèi cercano di varare la nave in mare per darle fuoco, occorre la forza della gigantessa Hyrrokkin per smuoverla, e un nano di nome Litr, che le attraversa incautamente il cammino, viene calciato da Thor nel rogo. Secondo il Vafþrúðnismál, prima che il corpo bruci, Odino si china a sussurrare all’orecchio del figlio morto una parola segreta rimasta per sempre sconosciuta agli altri dèi — un enigma che nessuno, nemmeno il sapiente gigante Vafþrúðnir, saprà mai risolvere.

Un giuramento quasi perfetto

Il tentativo di Frigg di proteggere il figlio da ogni pericolo possibile è, nella struttura stessa del mito, un esempio paradigmatico di come nella mitologia norrena nessuna precauzione umana o divina possa mai essere davvero completa: il vischio, tralasciato non per negligenza ma per un ragionevole giudizio sulla sua innocuità, diventa proprio per questo lo strumento perfetto del destino, dimostrando che è sempre nel margine trascurato di un sistema apparentemente perfetto che si annida la catastrofe.

L’ultimo tentativo di salvare Baldr fallisce per un’unica eccezione al pianto universale richiesto da Hel, la gigantessa Þökk, che gli studiosi identificano quasi unanimemente come Loki stesso sotto mentite spoglie: il dio ingannatore, già artefice della morte di Baldr, ne impedisce così anche la resurrezione, chiudendo il cerchio di un tradimento che priverà per sempre gli dèi della loro figura più luminosa fino al giorno del Ragnarök.

Dettagli
Dimora
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Voci correlate
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