L’Edda poetica (Ljóðaedda o Sæmundar Edda) è la principale raccolta di poemi mitologici ed eroici in antico norreno, trascritta nel Codex Regius (GKS 2365 4to) attorno al 1270, ma composta oralmente secoli prima. È, insieme all’Edda in prosa di Snorri Sturluson, la fonte primaria per la conoscenza della mitologia norrena. Come raccolta di poemi che veicolano miti e sapienza divina attraverso i secoli, l’Edda poetica si inserisce nella tradizione dei grandi testi sacri analizzata in Testi sacri e parola divina a confronto.
La raccolta si apre con la Völuspá (“La profezia della veggente”), che narra la creazione del mondo, la genealogia degli dèi e il destino finale nel Ragnarök. Seguono poemi come il Hávamál (“Il canto dell’Altissimo”, detti sapienziali attribuiti a Odino), il Vafþrúðnismál e numerosi cicli eroici, tra cui quello di Sigurd (Sigurðr), affine per certi versi alla figura di Eracle come eroe semidivino sottoposto a prove.
Fu ritrovata nel 1643 dal vescovo islandese Brynjólfur Sveinsson, che l’attribuì erroneamente allo studioso Sæmundr il Saggio (da cui il nome alternativo “Sæmundar Edda”) — attribuzione oggi respinta dalla filologia moderna, che considera l’opera una compilazione anonima di materiale poetico più antico.
La sua affidabilità storica è considerata media: pur trasmettendo autentiche tradizioni pre-cristiane, il testo fu messo per iscritto in un’Islanda già cristianizzata, e alcuni passaggi mostrano probabili rielaborazioni o influenze del nuovo contesto religioso.
Dal punto di vista metrico, i poemi eddici utilizzano prevalentemente due schemi: il fornyrðislag (“metro delle parole antiche”), impiegato nei testi a carattere narrativo-mitologico, e il ljóðaháttr (“metro dei canti”), riservato ai passaggi di natura sapienziale e dialogica, come gran parte dello Hávamál.
Oltre ai poemi trascritti nel Codex Regius, la tradizione eddica comprende ulteriori componimenti conservati in manoscritti separati, come il Baldrs draumar, e alcuni testi citati o parafrasati nell’Edda in prosa di Snorri Sturluson, che contribuiscono a ricostruire un corpus più ampio di quanto il solo Codex Regius permetta.
A differenza della più tarda Edda in prosa di Snorri Sturluson, l’Edda poetica tramanda i miti in forma di versi allitteranti arcaici, spesso oscuri e allusivi, che presuppongono nel pubblico una conoscenza già consolidata dei racconti: proprio per questa natura frammentaria e poetica, il manoscritto è considerato dagli studiosi una finestra più diretta, per quanto enigmatica, sulla religiosità pagana scandinava rispetto alle rielaborazioni in prosa più sistematiche e narrativamente addomesticate di Snorri.
Questo testo è collegato anche a Zeus e Gylfaginning.
