Amaterasu Ōmikami (天照大神, “colei che illumina il cielo”) è la dea del sole e la divinità più importante del pantheon shintoista giapponese, considerata progenitrice mitica della linea imperiale nipponica.
Secondo il Kojiki e il Nihon Shoki, le più antiche cronache giapponesi, Amaterasu nacque dall’occhio sinistro del dio Izanagi, mentre questi si purificava in un fiume dopo essere fuggito dal regno dei morti, Yomi, nel disperato tentativo di recuperare la defunta sposa Izanami.
Il mito più celebre legato alla dea narra come, sconvolta dal comportamento distruttivo e sacrilego del fratello Susanoo, dio delle tempeste, Amaterasu si rifugiò nella caverna celeste di Amano-Iwato, sprofondando il mondo nell’oscurità totale. Per indurla a uscire, gli altri ottocentomila dèi (kami) organizzarono un banchetto festoso davanti alla grotta: la dea Ame-no-Uzume intrattenne l’assemblea con una danza sfrenata, suscitando risate tali da incuriosire Amaterasu, che socchiuse l’ingresso della caverna. Attratta dal proprio riflesso in uno specchio appositamente posizionato, uscì all’esterno e fu trattenuta dagli dèi, restituendo luce al mondo (Kojiki, libro I).
Amaterasu è considerata l’antenata mitica della casa imperiale giapponese attraverso il nipote Ninigi, disceso sulla terra con i Tre Tesori Sacri: lo specchio Yata no Kagami (simbolo della dea stessa), la spada Kusanagi e i gioielli magatama, tuttora parte delle regalie imperiali.
Il principale luogo di culto della dea è il Grande Santuario di Ise (Ise Jingū), nella prefettura di Mie, che custodisce tradizionalmente lo specchio sacro e viene ricostruito identico ogni vent’anni secondo il rito dello Shikinen Sengū, praticato ininterrottamente per oltre un millennio.
Come Ra nella mitologia egizia, Amaterasu incarna un principio solare associato all’ordine cosmico, ma a differenza della divinità egizia, il suo mito centrale non riguarda un viaggio quotidiano bensì un singolo episodio di ritiro e ritorno, più vicino nella struttura a un racconto di crisi e restaurazione dell’ordine.
Uzume e l’origine del teatro sacro kagura
La danza sfrenata con cui Uzume intrattenne gli dèi davanti alla caverna è considerata dalla tradizione shintoista l’episodio fondativo del kagura, il teatro-danza sacro ancora oggi eseguito nei santuari giapponesi per intrattenere e placare i kami. Uzume, da allora venerata anche come dea dell’alba e della gioia, incarna così il potere della risata e della performance rituale di riportare l’ordine cosmico dopo un momento di crisi, un tema che rende il suo intervento complementare, più che subordinato, a quello della stessa Amaterasu.
Dalla discendenza divina alla Dichiarazione di Umanità
La pretesa discendenza diretta degli imperatori giapponesi da Amaterasu, codificata nei miti del Kojiki e del Nihon Shoki, rimase il fondamento ideologico della sovranità imperiale fino al XX secolo, quando venne enfatizzata dallo Stato durante l’espansionismo militare del periodo Shōwa per legittimare l’autorità pressoché divina del trono. Questo legame venne formalmente reciso il primo gennaio 1946, quando l’imperatore Hirohito, sotto la pressione delle autorità di occupazione alleate, pronunciò la cosiddetta Ningen-sengen, la “Dichiarazione di Umanità”, rinunciando pubblicamente allo status di kami vivente pur mantenendo il proprio ruolo cerimoniale legato al culto della dea del sole.
