Ninigi-no-Mikoto è, nella mitologia shintoista, il nipote della dea del sole Amaterasu, inviato dalla nonna a discendere dal cielo (Takamagahara) sulla terra per governare il Giappone, in un episodio noto come “la discesa del nipote celeste” (tenson korin).
Guidato nel proprio cammino dalla possente divinità terrestre Sarutahiko Okami, Ninigi scende sul monte Takachiho portando con sé le tre insegne sacre ricevute dalla nonna — lo specchio, il gioiello e la spada Kusanagi — che da allora simboleggiano la legittimità divina del governo imperiale giapponese.
Giunto sulla terra, Ninigi si innamora della bella Konohanasakuya-hime, “principessa che fa fiorire gli alberi”, e ne chiede la mano al padre, il dio della montagna Oyamatsumi, che gli offre in sposa anche la sorella maggiore Iwanagahime, “principessa della roccia”. Respingendo per la sua bruttezza quest’ultima, Ninigi si unisce solo a Konohanasakuya-hime, ignaro che il padre delle due gli avesse offerto entrambe proprio affinché i suoi discendenti godessero insieme della bellezza fugace dei fiori e della durata eterna della roccia: rifiutando Iwanagahime, Ninigi condanna così, secondo il mito, i propri discendenti — inclusi i futuri imperatori del Giappone — a una vita mortale e limitata, anziché eterna come la pietra.
La discesa di Ninigi, il tenson kōrin, è l’atto che nella mitologia giapponese collega il cielo alla terra e fonda la legittimità imperiale. Amaterasu lo invia dal Takamagahara a governare le isole affidandogli i tre oggetti che diventeranno le insegne della dinastia: lo specchio Yata no Kagami, la spada Kusanagi e il gioiello Yasakani no Magatama. Il luogo dell’approdo, il monte Takachiho nel Kyushu, è ancora oggi meta di pellegrinaggio.
Il suo matrimonio spiega però perché gli imperatori siano mortali. Ninigi sceglie come sposa Konohanasakuya, la principessa dei fiori di ciliegio, rifiutando la sorella Iwanaga, la principessa delle rocce durature; il padre delle due, offeso, dichiara che la discendenza sarà bella e caduca come i fiori anziché stabile come la pietra. La mortalità della stirpe imperiale è quindi la conseguenza di una scelta estetica, e il motivo è coerente con la sensibilità che farà del ciliegio in fiore il simbolo giapponese della bellezza transitoria.
Un secondo episodio riguarda il sospetto. Ninigi dubita che il figlio concepito in una sola notte sia suo, e Konohanasakuya risponde entrando in una capanna che fa incendiare: se il bambino non fosse divino, brucerebbe. Partorisce indenne tre figli tra le fiamme, e da uno di essi discende Jinmu, primo imperatore. La prova del fuoco funziona qui come nella vicenda indiana di Sita, ma con esito rovesciato: è la donna a imporla, non a subirla.
