Izanami è, nella mitologia shintoista narrata nel Kojiki, la dea primordiale che insieme al fratello-sposo Izanagi dà origine alle isole del Giappone e a numerose divinità (kami), mescolando le acque del mare primordiale con la lancia celeste Ame-no-nuboko dall’alto del ponte fluttuante del cielo.
Dopo aver generato l’arcipelago giapponese e molti kami legati alla natura, Izanami muore di parto dando alla luce il dio del fuoco Kagutsuchi, le cui fiamme la bruciano fatalmente; furioso per la perdita, Izanagi decapita il neonato, e dal suo sangue e dal suo corpo smembrato nascono a loro volta numerose altre divinità. Disperato, Izanagi segue la sposa fino a Yomi, il regno oscuro dei morti, ma disobbedendo alla sua richiesta di non guardarla, la vede ormai decomposta e infestata da larve e demoni, e fugge inorridito.
Umiliata da questo tradimento, Izanami lo insegue con l’aiuto di orride megere e demoni infernali, e infine lo affronta di persona alla soglia tra i due mondi, giurando che da quel momento avrebbe fatto morire mille persone al giorno sulla terra; Izanagi replica facendo costruire mille e cinquecento capanne per le nascite ogni giorno, un botta e risposta che nella tradizione shintoista spiega l’origine stessa del ciclo di vita e morte umana. Izanami rimane da allora sovrana del regno dei morti, mentre Izanagi, purificandosi dalla contaminazione del contatto con la morte, genererà dal proprio corpo le più importanti divinità del pantheon shintoista.
La vicenda di Izanami contiene una delle rare correzioni rituali esplicite della mitologia giapponese. Al primo tentativo di unione con Izanagi è lei a parlare per prima durante il giro attorno al pilastro celeste, e il figlio che ne nasce è Hiruko, un essere deforme senza ossa che viene abbandonato su una barca di canne; le divinità celesti interpellate individuano la causa nell’ordine di parola, la coppia ripete il rito con Izanagi che parla per primo, e le nascite successive procedono correttamente. Il mito codifica così una gerarchia rituale attraverso il racconto di un errore.
La sua morte deriva dal parto del dio del fuoco Kagutsuchi, che la ustiona a morte, e Izanagi lo decapita per vendetta generando dal suo sangue altre divinità. Ma è ciò che succede nello Yomi a definire la figura: quando il marito la vede in decomposizione e fugge, Izanami non è più la sposa che vuole tornare ma la sovrana dell’aldilà che rivendica il proprio dominio, e la formula finale del loro scambio — mille morti al giorno contro millecinquecento nascite — fa di lei l’agente della mortalità umana.
Il suo caso è tra i più discussi negli studi comparativi per la vicinanza con Persefone e con Ereshkigal: una divinità che diventa sovrana dei morti non per elezione ma per irreversibilità del contatto. La differenza è che nella tradizione giapponese non c’è alcuna alternanza stagionale né possibilità di ritorno, e il divieto di guardarla stabilisce il principio della contaminazione da cui derivano i riti di purificazione shintoisti. La divinità che ha generato le isole è la stessa che ne stabilisce la caducità.
