Il monte Kunlun è la montagna sacra per eccellenza della mitologia cinese, considerata l’asse cosmico che collega la terra al cielo e dimora di divinità e immortali. Situato mitologicamente a occidente, è il luogo dove Xiwangmu, la Regina Madre d’Occidente, coltiva il giardino delle pesche dell’immortalità. Come asse cosmico che unisce cielo e terra, il Kunlun condivide questa funzione con altre grandi montagne sacre venerate nel mondo, discusse in Montagne sacre a confronto.
Descritto nel Shan Hai Jing come una regione di meraviglie geografiche e soprannaturali, popolata da creature fantastiche e custodita da guardiani divini, Kunlun è anche identificato in alcune tradizioni come il luogo in cui l’Imperatore Giallo (Huangdi) possedeva il proprio palazzo celeste terreno.
Nella cosmologia taoista, Kunlun rappresenta il centro del mondo e la via privilegiata per l’ascensione degli immortali, un punto di contatto tra dimensione umana e divina paragonabile per funzione simbolica al Monte Olimpo greco o al monte Meru della cosmologia indiana.
Lo Shan Hai Jing descrive il Kunlun come una fortezza inaccessibile piuttosto che come un giardino accogliente: circondata dalle acque bollenti del Ruoshui, un fiume così tenue da non sostenere nemmeno una piuma, e presidiata dal mostro Kaiming dalle nove teste umane, la montagna respinge chiunque non sia degno. Ai suoi piedi cresce l’albero dei frutti che donano la vita eterna, e la sua struttura a nove livelli sovrapposti la configura come asse verticale che collega la terra al cielo, secondo un modello di axis mundi. Questa geografia sacra ha lasciato tracce concrete nella storia politica: le spedizioni imperiali verso occidente e la ricerca dell’immortalità promossa dagli Han furono in parte motivate dalla convinzione che il Kunlun fosse un luogo raggiungibile, e la dea che lo abita, Xiwangmu, diventò destinataria di culti di corte.
Questo luogo è collegato anche a Fuxi e Penglai.
Kunlun e l’Imperatore Giallo: la montagna del potere sovrano
Il palazzo celeste di Huangdi, l’Imperatore Giallo considerato il fondatore mitico della civiltà cinese, colloca sul Kunlun non solo il giardino dell’immortalità di Xiwangmu ma anche la sede stessa del potere sovrano supremo: nella tradizione, chi riesce a scalare la montagna e a superarne le prove custodite dal guardiano dalle nove teste accede non soltanto alla vita eterna, ma anche alla sapienza di governo che Huangdi stesso avrebbe ricevuto dagli spiriti della montagna.
Questa fusione di sacralità cosmica e legittimità politica accomuna Kunlun ad altre grandi imprese dei sovrani-saggi della tradizione cinese: come Yu il Grande aveva ordinato il caos delle acque primordiali per fondare la prima dinastia, così il controllo simbolico della montagna cosmica serviva a legittimare, nei secoli successivi, il mandato celeste degli imperatori che ne rivendicavano l’eredità, in un continuo intreccio tra geografia sacra e potere terreno.
