Penglai è una montagna-isola leggendaria situata nel Mar Cinese Orientale, dimora degli immortali taoisti (xian) e luogo dove crescono gli alberi che producono i frutti dell’immortalità. Insieme alle isole sorelle di Fangzhang e Yingzhou, formava le Tre Montagne Sacre, che secondo la tradizione fluttuavano sul dorso di enormi tartarughe marine per non essere trascinate via dalle correnti.
Penglai è descritta come un luogo di bellezza perfetta, con palazzi d’oro e d’argento, dove non esistono sofferenza, invecchiamento o morte, e dove vivono immortali capaci di volare e di attraversare le acque a piedi. L’imperatore Qin Shi Huang, primo unificatore della Cina, inviò diverse spedizioni marittime — tra cui quella guidata dall’alchimista Xu Fu con migliaia di giovani — alla ricerca dell’elisir di immortalità custodito sull’isola, senza che nessuna facesse mai ritorno.
Il mito di Penglai ha influenzato profondamente l’immaginario giapponese, dove è noto come Hōrai, ed è tuttora un simbolo ricorrente nell’arte e nella poesia dell’Asia orientale per indicare un paradiso irraggiungibile.
La ricerca di Penglai ha prodotto uno dei capitoli più concreti in cui il mito cinese si traduce in politica imperiale. Sima Qian riferisce che Qin Shi Huang, primo imperatore, inviò ripetute spedizioni navali verso oriente per procurarsi l’elisir degli immortali, e che il mago Xu Fu partì con migliaia di giovani e artigiani senza mai fare ritorno, giustificando il fallimento con l’ostilità di enormi pesci che sbarravano la rotta. Anche Han Wudi organizzò ricerche analoghe e fece costruire nei propri parchi isole artificiali in mezzo a laghi scavati, per riprodurre in miniatura l’arcipelago degli immortali: da qui deriva la tipologia del giardino cinese con isole nel lago, poi ereditata dal Giappone. Nella descrizione tradizionale Penglai appare come luogo dove i palazzi sono d’oro e d’argento, non esistono dolore né vecchiaia e crescono i funghi dell’immortalità, ma dove la terraferma si allontana all’avvicinarsi di chi la cerca.
Questo luogo è collegato anche a Kunlun, Xiwangmu e La ricerca dell’immortalità.
Un paradiso che attraversa i miti cinesi
Il tema dell’elisir custodito su un’isola remota e irraggiungibile non è isolato nella mitologia cinese, ma dialoga con altre grandi narrazioni sull’immortalità: nel mito di Chang’e vola sulla luna, l’elisir ottenuto da Xiwangmu produce un effetto opposto a quello sperato da Qin Shi Huang, condannando chi lo beve a una solitudine eterna anziché a una vita di piaceri fra i palazzi d’oro di Penglai. Il confronto tra le due storie illumina una tensione ricorrente nell’immaginario cinese sull’immortalità: essa può essere un dono meraviglioso, come nella descrizione paradisiaca dell’isola, oppure una condanna, quando ottenuta nel modo o al momento sbagliato.
Anche Sun Wukong, il Re delle Scimmie, intreccia il proprio destino con la ricerca taoista dell’immortalità che anima il mito di Penglai: prima ottenendola tramite l’addestramento presso un maestro taoista, poi rafforzandola divorando le pesche magiche del giardino di Xiwangmu, in un episodio che riecheggia da vicino le spedizioni di Qin Shi Huang verso l’isola sacra, entrambe animate dalla medesima ambizione di sottrarre agli immortali il segreto di una vita senza fine.
