Periodo storico
Regno leggendario collocato tradizionalmente nel III millennio a.C.
Tipologia
Domini
Riferimenti
Venerato dal taoismo religioso come sovrano asceso all'immortalità
Fonti
Shiji (Memorie di uno storico) di Sima Qian; tradizione popolare cinese; Shan Hai Jing, «Dahuang beijing»

Huangdi

黃帝 (Huángdì)
Huangdi, il Sovrano Giallo, è il leggendario progenitore della civiltà cinese e uno dei Cinque Imperatori.

Huangdi, il “Sovrano Giallo”, è una delle figure più importanti della mitologia e della storia leggendaria cinese, considerato il progenitore comune della civiltà cinese (Huaxia) e uno dei Tre Augusti e Cinque Imperatori. Secondo la tradizione regnò circa nel III millennio a.C. e viene accreditato con l’invenzione di numerose tecnologie fondamentali: la scrittura, la bussola, la medicina tradizionale cinese, il calendario, la seta e le armi di bronzo.

Huangdi è celebre soprattutto per la sua vittoria nella battaglia di Zhuolu contro Chiyou, il capo delle tribù Jiuli dotato di corpo ferino e capace di evocare nebbia e tempeste; la vittoria di Huangdi, ottenuta con l’aiuto della dea della siccità Nüba e di un carro che indica sempre il sud, sancì l’unificazione delle tribù cinesi sotto il suo dominio.

Con il tempo Huangdi fu progressivamente divinizzato e associato al centro cosmico e all’elemento Terra nel sistema dei cinque elementi (wuxing), diventando patrono della medicina — gli si attribuisce la paternità del classico medico Huangdi Neijing — e figura di riferimento per il taoismo religioso, che lo venera come modello di sovrano illuminato asceso all’immortalità.

Il nucleo narrativo più antico legato a Huangdi è la battaglia di Zhuolu contro Chiyou, il capo mostruoso dai nove figli guerrieri: nel racconto tramandato dallo Shan Hai Jing lo scontro assume proporzioni cosmiche, con Chiyou che scatena nebbie impenetrabili e Huangdi che replica invocando la dea della siccità Nüba e inventando il carro che indica il sud per orientare le truppe nella foschia. La vittoria segna l’affermazione dell’ordine agricolo e sedentario sulle forze del caos, e la tradizione la porge come atto di nascita politica della Cina stessa: gli imperatori successivi si dichiareranno discendenti di Huangdi, e ancora nella retorica nazionalista di fine Ottocento i cinesi si definiranno «i discendenti dell’Imperatore Giallo». Alla battaglia si affianca il ciclo delle sue invenzioni — la bussola, il calendario, la scrittura per mano del ministro Cangjie — che completano il ritratto del sovrano civilizzatore.

Questa divinità è collegata anche a Yu Huang e Yandi (Shennong).

Huangdi e il drago all’ascesa al cielo

Le fonti tarde narrano che, giunto al termine del suo regno terreno, Huangdi non conobbe una morte ordinaria: un enorme Long dalla criniera dorata scese dal cielo per prelevarlo insieme a settanta tra ministri e concubine, sollevandoli tutti sul proprio dorso fino a farli scomparire tra le nuvole. Nella tradizione popolare, chi tentò di trattenerlo per la barba o per gli artigli non riuscì che a strapparne pochi frammenti, caduti a terra e diventati essi stessi oggetto di culto locale.

L’episodio consolidò l’associazione tra Huangdi e il drago come emblema di una sovranità legittimata per via celeste piuttosto che dinastica, un’immagine che gli imperatori cinesi avrebbero poi rivendicato per secoli adottando proprio la figura del Long come simbolo del trono: un modo per richiamare idealmente, ad ogni nuova incoronazione, la discendenza dal primo sovrano mitico asceso in cielo sul dorso della creatura.

Dettagli
Dimora
Centro cosmico, associato all'elemento Terra
Animali sacri
Drago (simbolo imperiale)
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