Xiwangmu, la “Regina Madre d’Occidente”, è una delle divinità femminili più antiche e venerate della mitologia cinese, custode dell’immortalità e signora del monte Kunlun, dove coltiva nel proprio giardino celeste le pesche della longevità, che maturano una sola volta ogni tremila anni. Il monte Kunlun, dimora paradisiaca di Xiwangmu, è la grande montagna sacra della tradizione cinese, accostata ad altre vette venerate nel mondo in Montagne sacre a confronto.
Originariamente raffigurata in testi antichi come una divinità feroce a metà tra umano e tigre, portatrice di pestilenze e punizioni celesti, Xiwangmu si trasformò nel corso dei secoli in una regale sovrana taoista, benevola dispensatrice di immortalità e presidente di un paradiso occidentale riservato agli immortali meritevoli.
Il suo culto conobbe grande diffusione durante la dinastia Han, quando divenne oggetto di venerazione popolare come garante di longevità e buona sorte; il mito della sua visita all’imperatore Han Wudi, durante la quale gli donò le preziose pesche dell’immortalità, resta tra i racconti più celebri a lei dedicati.
La figura di Xiwangmu ha però subito una trasformazione radicale nel tempo. Nelle sue attestazioni più antiche, quelle dello Shan Hai Jing, non è affatto una benevola dispensatrice di immortalità ma una potenza terrifica dai denti di tigre e dalla coda di leopardo, con i capelli irti, che presiede alle pestilenze e ai castighi celesti dalla sua caverna sul Kunlun. Solo tra l’epoca Han e quella Tang la sua iconografia si addolcisce fino a farne la sovrana matriarcale dei giardini degli immortali. La sua presa sull’immaginario popolare è documentata anche dagli annali: nel 3 a.C. una vasta ondata di fervore millenarista attraversò l’impero Han nel suo nome, con folle che si trasmettevano di villaggio in villaggio dei talismani di paglia nell’attesa di un imminente rinnovamento del mondo.
Questa divinità è collegata anche a Yu Huang e Penglai.
Nella tradizione taoista successiva, Xiwangmu venne integrata in una vasta gerarchia celeste come controparte femminile di Yu Huang, presiedendo insieme a lui l’ordine cosmico e sovrintendendo in particolare alle divinità femminili e alle immortali: un ruolo che la rese custode non solo dell’immortalità fisica, garantita dalle sue pesche magiche, ma anche della trasmissione di testi e insegnamenti esoterici riservati a pochi iniziati ritenuti degni di riceverli.
Il celebre racconto del banchetto delle pesche dell’immortalità, in cui Xiwangmu invita gli immortali al proprio palazzo sul Kunlun per condividere i frutti maturati dopo tremila anni, divenne uno dei motivi più ricorrenti nell’arte e nella letteratura popolare cinese, ripreso in innumerevoli dipinti, opere teatrali e nel celebre romanzo Viaggio in Occidente, dove il furto di queste pesche da parte di Sun Wukong scatena il caos che porterà alla sua punizione sotto la montagna dei Cinque Elementi.
