Ade è, nella religione greca, il dio sovrano del mondo sotterraneo dei morti, figlio di Crono e Rea e fratello di Zeus, Poseidone, Estia, Demetra ed Era. Dopo la vittoria degli Olimpi sui Titani, i tre fratelli maschi si spartiscono il dominio del cosmo tramite sorteggio: a Zeus tocca il cielo, a Poseidone il mare, ad Ade il regno sotterraneo dei defunti, di cui diventa il custode severo ma non crudele.
A differenza di come verrà in seguito frainteso, Ade non è propriamente un dio del male o della morte in sé (compito che spetta a Thanatos), ma il sovrano immutabile e inflessibile del regno dove ogni anima è destinata a finire; raramente lascia il proprio dominio, ed è per questo tra le divinità meno rappresentate nel mito attivo, pur essendo temuto e rispettato da mortali e dèi.
Il mito principale che lo vede protagonista è il rapimento di Persefone, figlia di Demetra, di cui si innamora e che rapisce con il consenso di Zeus per farne la propria sposa e regina degli inferi. Il conseguente accordo, che vincola Persefone a trascorrere una parte dell’anno nel regno di Ade e l’altra sulla terra con la madre, fa di lui una figura chiave nel ciclo mitico delle stagioni.
Il suo regno è attraversato dal fiume Stige, sulle cui rive il traghettatore Caronte conduce le anime dei defunti, ed è sorvegliato all’ingresso dal cane a tre teste Cerbero; pochissimi eroi, come Eracle, Orfeo e Teseo, riescono a compiere la catabasi (discesa) nel regno di Ade e a farvi ritorno vivi.
Nella Titanomachia, Ade ricevette in dono dai Ciclopi il celebre elmo dell’invisibilità (kynéē), che gli permise di muoversi inosservato tra le fila nemiche, un parallelo diretto ai doni ricevuti dai fratelli Zeus (il fulmine) e Poseidone (il tridente). Il suo regno era popolato da figure giudicanti come Minosse, Radamanto ed Eaco, incaricati di valutare le anime dei defunti, e sorvegliato dal cane a tre teste Cerbero; in età romana Ade fu identificato con Plutone (o Dis Pater), il cui nome, legato alla ricchezza, richiamava i tesori minerari custoditi sotto la terra.
Orfeo e la discesa più celebre nel regno dei morti
Tra i mortali che tentano la catabasi, il caso più celebre è quello dell’eroe musico Orfeo, che scende oltre il fiume Stige per supplicare Ade e Persefone di restituirgli la sposa Euridice, morta per il morso di un serpente. Commossi dal canto e dalla lira dell’eroe, i due sovrani degli inferi acconsentono, a patto che Orfeo non si volti a guardarla finché entrambi non abbiano lasciato il regno dei morti: la condizione, infranta da Orfeo proprio sulla soglia del ritorno alla luce, rende Euridice per sempre negata al marito ed è diventata uno dei simboli più duraturi della cultura occidentale per la fragilità della fiducia e l’irreversibilità della morte.
Il nome taciuto e il culto di Plutone, il “Ricco”
I greci evitavano per superstizione di pronunciare direttamente il nome di Ade, preferendo appellativi eufemistici come Plouton (“il Ricco”), da cui deriva il successivo Plutone romano: l’epiteto nasce dall’associazione tra il sottosuolo, dominio del dio, e le ricchezze che da esso provengono, tanto i metalli preziosi quanto il grano che germoglia dalla terra. Questo legame con la fertilità agricola avvicina Ade al culto dei Misteri Eleusini dedicati a Demetra e a Persefone, dove la sua figura, pur restando ai margini del rito pubblico, era comunque onorata con sacrifici di animali dal manto nero e libagioni versate direttamente nel terreno, gesti che sottolineavano la natura sotterranea e la reticenza con cui i devoti si rivolgevano a lui.
Questa divinità è collegata anche a Il ratto di Persefone.
