Periodo storico
Kojiki (712) e Nihon Shoki (720), ambientato nel leggendario regno dell'imperatore Keikō
Fonti
Kojiki; Nihon Shoki

Yamato Takeru

Yamato Takeru no Mikoto (日本武尊)
Yamato Takeru è il principe guerriero che nel Kojiki e nel Nihon Shoki sottomette con la forza e con l'inganno i popoli ribelli ai margini del Giappone arcaico, portando con sé la spada sacra Kusanagi.

Yamato Takeru è il principe guerriero le cui campagne, narrate nel Kojiki e nel Nihon Shoki, segnano il passaggio del Giappone arcaico da un mosaico di popoli indipendenti a un territorio sottomesso al potere della corte di Yamato. Le sue imprese mescolano astuzia, travestimento e l’uso di una spada sacra che lo collega direttamente al mito delle origini divine.

L’inganno contro i Kumaso. Inviato dal padre, l’imperatore Keikō, a sottomettere i Kumaso nel sud del Giappone, il giovane principe si infiltra travestito da danzatrice a un banchetto e uccide a tradimento i due capi ribelli. È il primo capo che, morendo, gli conferisce il nome “Yamato Takeru” — il valoroso di Yamato — riconoscendone la forza anche nel gesto sleale.

La spada Kusanagi. Prima di partire per la campagna contro le terre orientali (Azuma), la sacerdotessa Yamatohime gli affida la spada sacra Kusanagi — la stessa lama che Susanoo aveva trovato nella coda dell’ottava testa di Yamata no Orochi e donato ad Amaterasu. Durante un’imboscata in una pianura incendiata dai nemici, Yamato Takeru usa la spada per tagliare l’erba e crearsi una via di fuga, episodio da cui la lama trae il nome “tagliaerba”.

La morte e la trasformazione. Dopo aver sottomesso anche le terre orientali, Yamato Takeru si ammala e muore durante il viaggio di ritorno, senza mai rivedere la capitale. La tradizione narra che dalla sua tomba si sia levato in volo un grande uccello bianco, in cui il suo spirito si sarebbe trasformato — un destino che lo accosta, per esito tragico più che per gesta, ad altri fondatori leggendari come Jinmu, il primo imperatore del Giappone.

La figura di Yamato Takeru condensa così due funzioni distinte del racconto eroico giapponese: la conquista militare del territorio e la sacralizzazione degli oggetti — la spada Kusanagi — che da quel momento diventano insegne del potere imperiale.

Kusanagi tra i Tre Tesori Sacri e l’eredità imperiale

La spada Kusanagi che Yamato Takeru porta con sé non è un’arma qualsiasi: insieme allo specchio Yata no Kagami e al gioiello Yasakani no Magatama, forma i Tre Tesori Sacri (Sanshu no Jingi) che, secondo la tradizione shintoista fissata nel Kojiki, legittimano la discendenza divina della casa imperiale giapponese fin dalla dea del sole Amaterasu, che li affidò al nipote Ninigi al momento della sua discesa sulla terra.

Dopo la morte di Yamato Takeru, la spada non torna alla corte ma viene custodita nel santuario di Atsuta, dove secondo la tradizione rimane tuttora conservata come oggetto di culto inaccessibile allo sguardo pubblico: un destino che rispecchia da vicino quello del principe stesso, la cui gloria militare si traduce non in un trono mai raggiunto ma in una sacralità postuma, capace di irradiarsi sulla dinastia attraverso l’oggetto che aveva portato con sé nelle sue campagne.

Dettagli
Origine
Mortale, figlio (secondo la tradizione) dell'imperatore Keikō, dodicesimo sovrano leggendario del Giappone
Imprese principali
Sottomissione dei Kumaso travestendosi da danzatrice per uccidere a tradimento i capi ribelli; conquista delle terre orientali (Azuma) con l'aiuto della spada Kusanagi durante un'imboscata in una pianura incendiata
Armi e oggetti magici
La spada sacra Kusanagi, donata dalla sacerdotessa Yamatohime e in origine trovata da Susanoo nella coda di Yamata no Orochi
Destino finale
Si ammala e muore durante il viaggio di ritorno dalle campagne orientali, senza mai rivedere la capitale; secondo la leggenda il suo spirito si trasforma in un grande uccello bianco che vola via dalla tomba.
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