Periodo storico
Attestato nel Kojiki (712) e nel Nihon Shoki (720)
Fonti
Kojiki, libro I; Nihon Shoki, libro I

Yamata no Orochi

八岐大蛇 (Yamata no Orochi)
Yamata no Orochi è il serpente-drago dalle otto teste e otto code della mitologia giapponese, ucciso da Susanoo con l'inganno del sakè: dalla sua coda emerge la spada Kusanagi.

Yamata no Orochi è il mostro serpentino della mitologia giapponese dalle otto teste e otto code, il cui corpo era tanto vasto da coprire otto valli e otto colline. Le fonti lo descrivono con occhi rossi come le bacche dell’akakagachi, muschio e alberi di cipresso e criptomeria che gli crescono sul dorso, e il ventre perennemente sanguinante: una creatura che è al tempo stesso animale e paesaggio, e la cui presenza segna la terra come un flagello geografico.

Il racconto della sua uccisione è narrato nel Kojiki e ripreso nel Nihon Shoki. Susanoo, esiliato dal cielo dopo aver offeso la sorella Amaterasu, scende nella provincia di Izumo e trova una coppia di anziani in lacrime: il serpente ha già divorato sette delle loro otto figlie e sta per prendere l’ultima, Kushinada-hime. Susanoo chiede la ragazza in sposa in cambio dell’intervento, la trasforma in un pettine che nasconde nei capelli e prepara la trappola.

La strategia è quella dell’inganno tecnico anziché dello scontro frontale: fa distillare del sakè otto volte più forte del normale e lo dispone in otto tini dietro una palizzata con otto aperture. Il mostro infila una testa in ciascuna, bevendo fino a stordirsi, e Susanoo lo fa a pezzi mentre dorme. È in questa fase che il racconto assume un valore fondativo: tagliando la coda mediana, la lama del dio si scheggia contro qualcosa di più duro del ferro, e dal corpo dell’animale emerge la spada Kusanagi, che Susanoo offre come dono riparatore ad Amaterasu e che diventerà una delle tre insegne imperiali giapponesi.

Gli studiosi hanno proposto per il mito una lettura idrografica: l’immagine del serpente dalle molte teste che devasta le valli e dal cui corpo si estrae il ferro corrisponde al comportamento dei fiumi del Chūgoku e all’antica industria metallurgica tatara della regione di Izumo, dove il ferro veniva ricavato dalle sabbie fluviali. La sconfitta del mostro coinciderebbe con il controllo delle piene e lo sfruttamento delle risorse minerarie. Il confronto tipologico con l’Idra greca e con Jörmungandr norreno colloca la creatura nel gruppo dei serpenti policefali o cosmici sconfitti da un dio della tempesta.

Una lettura geografica del mostro e il destino della spada

La provincia di Izumo, teatro dello scontro tra Susanoo e il serpente, non è un semplice sfondo narrativo ma un territorio storicamente centrale nella metallurgia arcaica giapponese: la coincidenza tra il luogo del mito e la reale produzione siderurgica locale rafforza l’ipotesi, sostenuta da molti studiosi, che la vittoria sul mostro rifletta simbolicamente la conquista da parte delle popolazioni proto-giapponesi delle tecniche di lavorazione del ferro praticate anticamente in quella regione, trasfigurando in racconto epico un processo storico di assimilazione culturale e tecnologica.

La spada estratta dal corpo di Yamata no Orochi non concluse la propria storia con il dono a Amaterasu: ribattezzata Kusanagi dopo un episodio successivo in cui salvò il suo nuovo custode da un incendio appiccato da nemici, la lama divenne una delle tre insegne imperiali del Giappone, tramandata simbolicamente da ogni imperatore al successore fino ai giorni nostri: un oggetto che condensa nella propria storia il passaggio dal caos primordiale rappresentato dal mostro alla legittimità dinastica del potere imperiale, saldando definitivamente mito arcaico e istituzione politica giapponese.

Dettagli
Tipologia
Habitat
Poteri e abilità
Punti deboli
Aspetto fisico
Tipo di creatura
Voci correlate
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