Ragnar Lodbrok occupa nella tradizione norrena la posizione ambigua di un personaggio a metà tra storia e leggenda: le fonti islandesi e danesi gli attribuiscono imprese di più generazioni di vichinghi realmente esistiti, fondendole in una sola biografia epica scandita da un serpente ucciso in gioventù, incursioni vittoriose e una morte spettacolare.
Il serpente e i calzoni di pelo. Da giovane, Ragnar conquista la mano di Þóra uccidendo un serpente gigante che ne teneva prigioniera la casa; per proteggersi dal veleno indossa calzoni ricoperti di pelo bollito nel catrame, da cui il soprannome Loðbrók, “calzoni di pelo”. L’episodio fissa fin dall’inizio il suo profilo di guerriero che vince con l’astuzia più che con la sola forza.
Le incursioni e i figli. Le saghe attribuiscono a Ragnar scorrerie in Inghilterra e Francia, incluso un leggendario assedio di Parigi, e una progenie di figli altrettanto celebri: Ivar il Senz’Ossa, Björn Fianco di Ferro e Sigurd Occhio di Serpente, che ne continueranno le campagne dopo la sua morte. Secondo alcune genealogie saghistiche sua moglie Aslaug sarebbe figlia dell’eroe Sigurd e della valchiria Brynhild, un innesto genealogico che collega la sua stirpe a quella dei Volsunghi.
La fossa di serpenti. Catturato in Inghilterra dal re Ælla di Northumbria, Ragnar viene gettato in una fossa di vipere. Morendo, secondo la tradizione recita i versi della sua morte (il Krákumál), ridendo e dichiarando che presto sarà accolto da Odino per bere birra dalle coppe degli dèi nel Valhalla, e che i suoi figli lo vendicheranno. La leggenda vuole che quei figli abbiano poi effettivamente invaso l’Inghilterra per punire Ælla.
La forza narrativa di Ragnar sta proprio in questa doppia natura: un nome che le fonti storiche associano a più capi vichinghi realmente attivi nel IX secolo, trasformato dalla tradizione saghistica in un unico eroe la cui morte diventa esempio di coraggio e ironia di fronte alla fine.
Il serpente come filo del destino
Non è un caso che la biografia leggendaria di Ragnar si apra e si chiuda sotto il segno del serpente: da giovane guadagna fama e sposa uccidendo un rettile mostruoso, da vecchio muore divorato dal veleno di innumerevoli vipere in una fossa. Nell’immaginario norreno il serpente non è mai una semplice minaccia animale, ma un simbolo cosmico che rimanda a Jörmungandr, il serpente di Midgard che cinge il mondo intero: la struttura narrativa della saga sembra volutamente rispecchiare, su scala umana, lo scontro tra l’eroe e il grande avversario ofidico che attende gli dèi stessi alla fine dei tempi.
Questa dimensione cosmica emerge con chiarezza nelle ultime parole attribuite a Ragnar nella fossa di vipere, quando egli dichiara di essere pronto a raggiungere Odino nel Valhalla: una morte in battaglia, o comunque affrontata senza paura, è infatti la condizione necessaria per essere ammessi tra gli eserciti che gli dèi raduneranno al momento del Ragnarök, lo scontro finale in cui anche Jörmungandr avrà la sua parte. Ragnar muore così non da sconfitto, ma da guerriero che si prepara consapevolmente al proprio ruolo nell’ultima battaglia cosmica.
