Paride è il principe troiano la cui scelta scatenò la guerra di Troia. Figlio del re Priamo ed Ecuba, fu abbandonato da neonato sul Monte Ida perché un oracolo aveva predetto che sarebbe stato causa della rovina della città; salvato e cresciuto da un pastore, tornò a Troia solo in età adulta.
Il suo destino si compì durante le nozze di Peleo e Teti, quando la dea della discordia Eris, non invitata, gettò tra i convitati una mela d’oro con la scritta “alla più bella”, scatenando una contesa tra Era, Atena e Afrodite. Zeus affidò a Paride il compito di giudicare, ed egli scelse Afrodite, che gli aveva promesso in cambio l’amore della donna più bella del mondo: Elena, già sposa del re spartano Menelao.
Recatosi a Sparta come ambasciatore, Paride sedusse Elena (o, secondo altre versioni, la rapì con la forza) e la condusse a Troia, provocando la spedizione punitiva degli Achei guidata da Agamennone, fratello di Menelao, che diede inizio al decennale assedio narrato nell’Iliade.
Sebbene non fosse un guerriero valoroso quanto il fratello Ettore, Paride fu determinante nel corso della guerra: uccise Achille colpendolo al tallone, il suo unico punto vulnerabile, con una freccia guidata secondo la tradizione dal dio Apollo. Morì egli stesso poco dopo, colpito da una freccia avvelenata durante l’assedio finale della città.
Prima di recarsi a Sparta, Paride aveva sposato la ninfa Enone, dotata di poteri profetici e capacità curative; secondo la tradizione, la donna aveva previsto la rovina che sarebbe derivata dal viaggio del marito, ma fu comunque abbandonata per Elena. Fu proprio Filottete, erede dell’arco e delle frecce avvelenate col sangue dell’Idra di Lerna appartenute a Eracle, a infliggere a Paride la ferita mortale; Enone, inizialmente rifiutandosi di guarirlo per vendetta, si pentì tardivamente e si tolse la vita per il dolore.
Il giudizio come atto di arbitrato divino e le fonti del mito
Affidando a Paride, e non a un altro dio, il compito di scegliere la più bella tra Era, Atena e Afrodite, Zeus si sottrae abilmente a una decisione che lo avrebbe inevitabilmente esposto al risentimento di due delle tre dee coinvolte, scaricando su un semplice mortale un arbitrato dalle conseguenze cosmiche: questa scelta di delega, più che un gesto di fiducia verso il giovane pastore troiano, rivela la prudenza politica con cui persino il re degli dèi preferisce mantenersi al di sopra delle rivalità dirette tra le proprie consorti e figlie divine.
L’intera vicenda del giudizio, della seduzione di Elena e delle sue conseguenze belliche è ricostruita in modo organico soprattutto nella Biblioteca di Apollodoro, che integra e sistematizza episodi solo accennati o dati per scontati dall’Iliade: mentre il poema omerico si concentra sulle ultime settimane dell’assedio, è a questa fonte successiva che si deve la ricostruzione coerente dell’intera catena di eventi che, dalle nozze di Peleo e Teti fino alla scelta di Paride, porta all’inizio della guerra di Troia.
