L’Iliade è il più antico poema epico greco giunto fino a noi, attribuito al leggendario aedo Omero e composto probabilmente attorno all’VIII secolo a.C. sulla base di una lunga tradizione orale precedente, in esametri dattilici e in circa quindicimila versi suddivisi in ventiquattro libri.
Il poema non narra l’intera guerra di Troia, ma si concentra su un episodio circoscritto delle sue ultime settimane: l’“ira” (mēnis) di Achille, scatenata dal contrasto con il comandante supremo greco Agamennone per il possesso della schiava Briseide, che spinge l’eroe a ritirarsi dalla battaglia lasciando i Greci in grave difficoltà contro i Troiani guidati da Ettore.
Solo la morte in battaglia dell’amico più caro Patroclo, ucciso da Ettore mentre indossa l’armatura di Achille stesso, riporta l’eroe a combattere: accecato dal dolore e dalla sete di vendetta, Achille uccide Ettore in duello e ne oltraggia il cadavere trascinandolo attorno alle mura di Troia. Il poema si conclude con un momento di straordinaria umanità: il vecchio re Priamo si reca di notte nella tenda di Achille per supplicarlo di restituirgli il corpo del figlio, e i due nemici, accomunati dal dolore per la perdita, piangono insieme prima che Achille acconsenta a restituire la salma per le esequie.
Il testo che leggiamo oggi deve molto al lavoro filologico dei grammatici della Biblioteca di Alessandria: tra il III e il II secolo a.C., studiosi come Zenodoto, Aristofane di Bisanzio e soprattutto Aristarco di Samotracia confrontarono i numerosi manoscritti in circolazione, espunsero versi ritenuti spuri e fissarono la divisione in ventiquattro libri (una per ciascuna lettera dell’alfabeto greco), stabilendo l’edizione critica su cui si basano sostanzialmente tutte le versioni moderne del poema.
Questo testo è collegato anche a Achille, Troia e Odissea.
Gli dèi in guerra e le lacune colmate dalla tradizione successiva
Uno degli aspetti più originali dell’Iliade è il coinvolgimento diretto delle divinità olimpiche nelle vicende umane della guerra: Zeus presiede dall’alto un consiglio divino spesso diviso, arbitrando tra le fazioni filo-greche e filo-troiane degli altri dèi e intervenendo personalmente per bilanciare le sorti della battaglia quando rischiano di deviare troppo dal destino già fissato, in un continuo intreccio tra libero arbitrio eroico e ineluttabilità del fato che resta uno dei tratti più originali del poema.
Poiché l’Iliade racconta solo poche settimane dell’ultimo anno di un conflitto durato dieci, gran parte degli eventi che lo precedono e lo seguono, dal rapimento di Elena fino al celebre stratagemma del cavallo di legno, sono noti soprattutto grazie a fonti successive come la Biblioteca di Apollodoro, che riassume sistematicamente l’intero ciclo troiano colmando le lacune narrative lasciate intenzionalmente aperte dal poema omerico, il quale sceglie di concentrarsi su un episodio circoscritto piuttosto che sull’intera vicenda bellica.
