Periodo storico
Età arcaica - epoca classica
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Fonti
Iliade; Inni omerici; Metamorfosi di Ovidio (mito di Dafne); mito di Marsia; ciclo epico troiano (morte di Achille)

Apollo

Apollon (greco antico)
Apollo è il dio greco della luce solare, della musica, della profezia e della medicina, figlio di Zeus e Leto e fratello gemello di Artemide; fondò l’oracolo di Delfi uccidendo il serpente Pitone.

Apollo è il dio greco della profezia, della musica, dell’arco e della luce, figlio di Zeus e della titanide Leto e fratello gemello di Artemide. Appena nato, Apollo si dirige all’oracolo di Delfi e vi uccide il terribile serpente Pitone, che custodiva il luogo sacro, stabilendovi così il proprio celebre santuario oracolare, da cui la sacerdotessa Pizia pronuncerà per secoli i responsi del dio. Il ruolo di Apollo come voce profetica del mondo greco dialoga con quello di altre divinità oracolari, un confronto approfondito in Oracoli e profezia a confronto.

Nonostante la propria bellezza e i molteplici talenti, Apollo è spesso sfortunato in amore: innamoratosi della ninfa Dafne, la insegue senza sosta finché questa, disperata, chiede aiuto al padre fiume Peneo, che la trasforma in una pianta di alloro proprio mentre Apollo sta per raggiungerla — pianta che il dio adotta da allora come proprio simbolo sacro. Concede inoltre il dono della profezia alla principessa troiana Cassandra in cambio del suo amore, ma quando questa rifiuta le sue attenzioni, Apollo, non potendo revocare il dono, vi aggiunge la maledizione che nessuno le crederà mai, condannandola a prevedere sciagure — inclusa la caduta di Troia — senza mai essere ascoltata.

Padre del semidio Asclepio, fondatore della medicina, avuto dalla mortale Coronide, Apollo è anche patrono delle arti e guida delle Muse sul monte Parnaso, e il suo culto a Delfi rimarrà per tutta l’antichità greca il principale centro oracolare del mondo mediterraneo.

Secondo alcune versioni, l’origine di questo amore infelice risiede in una vendetta di Eros, ferito nell’orgoglio da un commento sprezzante di Apollo sulla sua abilità con l’arco: per punirlo, il dio alato scocca contro Apollo una freccia d’oro che accende la passione, e contro Dafne una freccia di piombo che genera repulsione, condannando così il dio a un amore mai corrisposto. L’alloro in cui la ninfa si trasforma diventa da allora la corona che Apollo cinge sul capo dei vincitori delle gare musicali e poetiche a lui dedicate. Il dio mostra però anche un lato spietato: sfidato in una gara musicale dal satiro Marsia, che si era vantato di suonare il flauto meglio di lui, Apollo vince grazie a un espediente e punisce l’audacia dello sfidante scorticandolo vivo. Nella guerra di Troia, è ancora Apollo, alleato della città assediata, a guidare la freccia scoccata da Paride verso l’unico punto vulnerabile del corpo di Achille, il tallone, provocandone la morte e vendicando così l’uccisione del proprio protetto Ettore.

La nascita a Delo, l’isola errante

Prima di nascere, Apollo e Artemide furono al centro di una persecuzione divina: Era, gelosa della relazione di Zeus con la titanide Leto, proibì a ogni terra ferma di accoglierla per il parto. Solo l’isola di Delo, allora un lembo di roccia che vagava alla deriva sulle acque e non era quindi tecnicamente una “terra”, accettò di ospitarla, ottenendo in cambio la promessa che sarebbe diventata sede di un santuario ricchissimo e permanente: Zeus, riconoscente, fissò l’isola al fondo marino con quattro colonne di diamante, rendendola stabile per sempre. Delo divenne così, accanto a Delfi, uno dei principali centri di culto del dio in tutto il mondo greco, sede di feste e concorsi musicali che si tenevano ogni quattro anni.

La punizione di Niobe: la hybris contro Leto

La devozione di Apollo per la madre emerge con particolare violenza nel mito di Niobe, regina di Tebe che, vantandosi di aver generato quattordici figli contro i soli due di Leto, ne sminuì pubblicamente il culto. Apollo e Artemide, per vendicare l’affronto subito dalla madre, uccisero con le proprie frecce tutti i figli della regina, lasciandola pietrificata dal dolore: un episodio che i Greci citavano come monito esemplare contro la hybris, l’arroganza di chi osa competere con gli dèi, e che ribadisce come dietro la compostezza apollinea si celi una ferocia vendicativa non meno pronta di quella degli altri Olimpi quando l’onore della propria stirpe è in gioco.

Dettagli
Dimora
Monte Olimpo; santuario di Delfi
Animali sacri
Cigno
Voci correlate
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