Troia (o Ilio) è la città fortificata dell’Anatolia nord-occidentale al centro del più celebre conflitto della mitologia greca, la guerra di Troia, narrata nell’Iliade e nell’Odissea. Secondo la tradizione, la guerra durò dieci anni e vide contrapposti gli Achei, guidati da Agamennone, e i Troiani, difesi dal principe Ettore.
All’origine del conflitto vi fu il Giudizio di Paride: il principe troiano, chiamato a decidere quale tra Era, Atena e Afrodite fosse la più bella, scelse quest’ultima in cambio della promessa dell’amore della donna più bella del mondo, Elena di Sparta. Il suo rapimento (o fuga volontaria) scatenò la spedizione punitiva degli Achei contro Troia.
Dopo un decennio di assedio senza esito, fu l’astuzia di Odisseo a decidere le sorti della guerra: il cavallo di legno, un simulacro cavo lasciato apparentemente in dono agli dèi, in cui si nascosero i guerrieri greci più valorosi, introdotto dagli stessi troiani dentro le mura cittadine. Nella notte, i Greci nascosti nel cavallo aprirono le porte all’esercito acheo, e Troia fu saccheggiata e incendiata.
Identificata dagli archeologi moderni con il sito di Hisarlik, nell’odierna Turchia, Troia è stata oggetto di scavi sistematici a partire dal XIX secolo, che hanno rivelato una città reale con più strati di occupazione, alimentando ancora oggi il dibattito su quale, tra questi, corrisponda alla Troia omerica.
Fu l’imprenditore e archeologo dilettante tedesco Heinrich Schliemann, nel 1871, a condurre i primi scavi sistematici a Hisarlik, guidato dalla convinzione che i poemi omerici descrivessero eventi storici reali; nel 1873 portò alla luce un tesoro di oggetti d’oro e gioielli che battezzò “il tesoro di Priamo”, attribuendolo al leggendario re troiano, sebbene datazioni successive abbiano dimostrato che il tesoro apparteneva in realtà a uno strato più antico di circa un millennio rispetto all’epoca della guerra narrata da Omero.
Questo luogo è collegato anche a Achille e Paride.
Dalle rovine di Troia a Roma: la fuga di Enea
Non tutti i sopravvissuti al sacco di Troia condivisero il destino di prigionia o morte riservato alla maggior parte dei Troiani: secondo la tradizione ripresa dall’Eneide di Virgilio, Enea, cugino del re Priamo, riuscì a fuggire dalla città in fiamme portando in salvo il padre Anchise sulle spalle e conducendo per mano il figlio, trasformando la caduta di Troia non in un punto conclusivo ma nell’inizio di un nuovo racconto di fondazione, quello che avrebbe portato, generazioni più tardi, alla nascita di Roma.
Questa continuità narrativa trova un sorprendente riscontro nella documentazione archeologica di Hisarlik: gli scavi hanno effettivamente rivelato uno strato di distruzione violenta e incendio, databile a un’epoca compatibile con la tradizione della guerra omerica, offrendo così un possibile ancoraggio storico, per quanto dibattuto, tanto al racconto greco dell’assedio quanto a quello latino della fuga che ne seguì.
