Vishnu è una delle tre divinità supreme dell’induismo, insieme a Brahma il creatore e a Shiva il distruttore, e forma con loro la Trimurti, la trinità che governa i cicli cosmici di creazione, conservazione e dissoluzione. A Vishnu spetta il ruolo di conservatore: è lui che mantiene l’ordine cosmico, il dharma, e veglia sull’equilibrio dell’universo tra un ciclo di creazione e l’altro.
Quando il dharma è minacciato in modo grave, Vishnu discende sulla terra sotto forma di un avatara, un’incarnazione parziale o completa della sua essenza divina. La tradizione ne riconosce dieci principali, il Dashavatara: tra questi il settimo, Rama, protagonista del Ramayana, e l’ottavo, Krishna, figura centrale del Mahabharata e della Bhagavad Gita.
Vishnu è tradizionalmente raffigurato con la pelle blu scura e quattro braccia, che reggono la conchiglia Panchajanya, il disco Sudarshana Chakra, la mazza Kaumodaki e un fiore di loto. Riposa sull’oceano cosmico di latte, disteso sul serpente Shesha, mentre dal suo ombelico nasce un loto da cui emerge Brahma per dare inizio a un nuovo ciclo di creazione. Il suo veicolo (vahana) è l’aquila divina Garuda. Il disco Sudarshana Chakra, arma capace di distruggere ogni nemico e tornare sempre alla mano di chi lo scaglia, si affianca ad altre armi divine leggendarie esaminate in Armi divine leggendarie a confronto.
Sposo di Lakshmi, dea della fortuna e della prosperità emersa dal Frullamento dell’Oceano di Latte, Vishnu è venerato in tutta l’India in templi come quelli di Tirupati e Badrinath, e la corrente religiosa a lui dedicata, il vishnuismo, è una delle principali tradizioni devozionali dell’induismo contemporaneo.
La dottrina degli avatara è ciò che distingue Vishnu nel panorama religioso indiano: il dio non interviene nel mondo dall’esterno ma vi discende assumendo forme, e la lista canonica dei dieci — pesce, tartaruga, cinghiale, uomo-leone, nano, Parashurama, Rama, Krishna, Buddha e il futuro Kalki — traccia una sequenza che diversi interpreti hanno letto come progressione dall’acquatico all’umano. L’inclusione del Buddha è un caso notevole di assorbimento teologico: una tradizione concorrente viene incorporata come manifestazione del dio anziché combattuta.
Il suo primo avatar, il pesce Matsya, è protagonista del diluvio indiano, in cui traina l’imbarcazione di Manu attraverso le acque; il secondo, la tartaruga Kurma, sostiene il monte Mandara durante il frullamento dell’Oceano di Latte. La sua funzione cosmica è la conservazione: mentre Shiva dissolve e Brahma genera, Vishnu mantiene il dharma, e ogni volta che l’ordine vacilla assume la forma necessaria a ristabilirlo.
L’immagine più densa della sua teologia è quella dell’Anantasayana: il dio dorme sul serpente Shesha adagiato sulle acque cosmiche durante la notte di Brahma, e dal suo ombelico spunta il loto da cui nasce il creatore. Il sonno di Vishnu è quindi lo stato in cui l’universo è riassorbito e da cui riemerge, secondo un ciclo di kalpa che i testi quantificano in miliardi di anni. Con Lakshmi forma una coppia in cui la prosperità accompagna la conservazione, e il suo veicolo, l’aquila Garuda, è nemico dei serpenti eppure dorme sul serpente cosmico: un’altra delle contraddizioni che la tradizione mantiene senza sciogliere.
