Periodo storico
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Fonti
Mahabharata; Bhagavad Gita; Bhagavata Purana

Krishna

Krishna è l'ottavo avatar di Vishnu, che dalla giovinezza pastorale a Vrindavan giunge a impartire ad Arjuna, durante la guerra del Mahabharata, l'insegnamento raccolto nella Bhagavad Gita.

Krishna è, nella mitologia induista, l’ottavo avatar del dio Vishnu, incarnatosi per liberare il mondo dalla tirannia del re demoniaco Kansa e per guidare gli uomini attraverso l’insegnamento e l’esempio verso il retto agire (dharma).

La sua infanzia e giovinezza a Vrindavan, trascorsa tra scherzi pastorali, il celebre furto del burro dalle case dei vicini e le danze con le pastorelle gopi, lo rendono una delle divinità più amate e rappresentate nell’arte e nella devozione popolare induista, incarnazione della gioia divina (lila) e dell’amore incondizionato.

Divenuto adulto, Krishna assume un ruolo ben diverso durante la grande guerra tra Pandava e Kaurava narrata nel Mahabharata: come carrista e consigliere del principe Arjuna, gli impartisce sul campo di battaglia l’insegnamento raccolto nella Bhagavad Gita, rivelandogli la propria natura divina e la dottrina del dovere disinteressato.

Tra tutti gli avatar di Vishnu, Krishna occupa una posizione particolare perché, a differenza di incarnazioni come Rama vincolate a un modello di virtù rigorosa, manifesta una divinità complessa e sfaccettata — bambino birichino, amante, guerriero, filosofo — che ha permesso alla sua figura di ispirare tradizioni devozionali (bhakti) estremamente diverse tra loro nel corso dei secoli.

Il duello con il serpente Kaliya

Ancora fanciullo, Krishna affronta il temibile serpente Kaliya, che avvelena le acque del fiume Yamuna con il proprio veleno, rendendole letali per pastori e mandrie. Tuffatosi nel fiume, Krishna sale sui cofani del serpente e vi danza sopra finché Kaliya, sfinito, è costretto ad arrendersi e a implorare pietà: risparmiato dal giovane dio, riceve l’ordine di abbandonare per sempre lo Yamuna e ritirarsi nell’oceano, un episodio che le tradizioni successive interpretano come simbolo della vittoria del dharma sull’avvelenamento morale e ambientale.

Il sollevamento del monte Govardhana

Quando gli abitanti di Vrindavan, su suggerimento di Krishna, sospendono il tradizionale sacrificio dedicato a Indra per onorare invece il monte Govardhana, fonte reale di sostentamento per mandrie e raccolti, il re degli dèi si adira e scatena una tempesta diluviale per punire il villaggio. Krishna solleva allora l’intera montagna con un dito e la regge come un immenso ombrello per sette giorni e sette notti, proteggendo pastori e animali finché Indra, riconosciuta la superiorità della nuova devozione, non desiste. L’episodio, ancora oggi celebrato nella festività di Govardhan Puja, segna simbolicamente il passaggio da un culto agricolo tradizionale a una devozione più personale e diretta verso Krishna stesso, tema che riemergerà anni dopo nel grande conflitto dinastico narrato nel Mahabharata Solo più tardi, costretto ad abbandonare Mathura dopo aver sconfitto il re tirannico Kansa, Krishna guiderà il suo popolo verso ovest per fondare la città di Dvaraka, sul mare, futura capitale del suo regno..

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