Periodo storico
Narrato in Bhagavata Purana, Vishnu Purana, Mahabharata
Fonti
Bhagavata Purana; Vishnu Purana; Mahabharata (Adi Parva); Mahabharata, libro I (Adi Parva); Bhagavata Purana, canto VIII; bassorilievo di Angkor Wat

Il frullamento dell’Oceano di Latte

समुद्र मन्थन (Samudra Manthan)
Mito cosmogonico induista in cui deva e asura agitano l'Oceano di Latte per estrarre l'amrita, dando origine a Lakshmi, al veleno Halahala e ad altri prodigi.

Il frullamento dell’Oceano di Latte (Samudra Manthan) è uno dei miti cosmogonici più celebri dell’induismo, narrato nel Bhagavata Purana, nel Vishnu Purana e nel Mahabharata. Racconta come dèi (deva) e demoni (asura), temporaneamente alleati, agitarono l’oceano primordiale di latte per ottenere l’amrita, il nettare dell’immortalità perduto durante un’era cosmica precedente.

Per compiere l’impresa, gli dèi utilizzarono il monte Mandara come bastone frullatore e il serpente cosmico Vasuki come corda, avvolto attorno alla montagna. Poiché il monte, privo di sostegno, rischiava di sprofondare nell’oceano, Vishnu assunse la forma di una tartaruga gigante, Kurma, ponendosi sotto la montagna a farle da base: uno dei suoi dieci avatara, in parallelo tematico con l’avatara pesce che salvò Manu dal grande diluvio.

Dal frullamento emersero in successione tesori e prodigi: la dea Lakshmi, il cavallo divino Uccaishravas, l’elefante bianco Airavata, l’albero dei desideri Kalpavriksha, e infine il temibile veleno Halahala, che rischiò di distruggere ogni cosa e che Shiva inghiottì per salvare l’universo, trattenendolo nella gola (da cui l’epiteto Nilakantha, “gola blu”). Solo alla fine emerse Dhanvantari, portando con sé la coppa dell’amrita.

Quando asura e deva si contesero il nettare, Vishnu assunse le sembianze dell’incantevole Mohini per sottrarlo con l’inganno ai demoni e distribuirlo solo agli dèi, garantendo loro l’immortalità. Il mito, narrato anche nel Ramayana come episodio di sfondo cosmologico, è spesso letto come allegoria della disciplina spirituale necessaria per estrarre la conoscenza dall’agitazione della mente.

Il frullamento dell’Oceano di Latte è il mito indiano più ricco di conseguenze, perché da un unico episodio derivano decine di elementi del pantheon e della pratica rituale. La sua premessa è una necessità pratica: dèi e asura, indeboliti da una maledizione, hanno bisogno dell’amrita, il nettare dell’immortalità, e nessuno dei due gruppi può ottenerla da solo. La collaborazione tra nemici è quindi imposta dalla situazione, e il mito è anche una riflessione sulla cooperazione forzata.

Il dispositivo è descritto con precisione ingegneristica: il monte Mandara funge da frullino, il serpente Vasuki da corda avvolta attorno a esso, e i due schieramenti tirano alternativamente le due estremità. Vishnu interviene due volte, come tartaruga Kurma per sostenere la montagna che affonda e come Mohini per ingannare gli asura al momento della spartizione. Il primo prodotto dell’operazione non è però il nettare ma il veleno halahala, che Shiva beve trattenendolo in gola.

Dall’oceano emergono in sequenza la vacca Surabhi, il cavallo Uchchaihshravas, l’elefante Airavata, la gemma Kaustubha, l’albero dei desideri Kalpavriksha, le apsara, la luna, e infine Lakshmi su un fiore di loto e il medico divino Dhanvantari con la coppa dell’amrita. Alcune gocce cadute durante la contesa avrebbero segnato i quattro luoghi in cui si celebra il Kumbh Mela, il pellegrinaggio che raduna decine di milioni di persone: il mito è così inscritto nella geografia rituale dell’India contemporanea. Il bassorilievo di sessanta metri ad Angkor Wat ne è la rappresentazione più monumentale.

Dettagli
Sintesi della trama
Varianti del mito
Morale e insegnamento
Tipo di mito
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