Periodo storico
Attestato fin dal Rig Veda sotto il nome Rudra, assume la forma classica di Shiva nella letteratura purānica (I millennio d.C.)
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Fonti
Rig Veda; Shiva Purana; Bhagavad Gita; Shiva Purana; Linga Purana; bronzi Chola di Nataraja (X-XII secolo)

Shiva

शिव (Śiva, sanscrito)
Shiva è il dio distruttore dell'induismo, membro della Trimurti insieme a Brahma e Vishnu. Signore ascetico della meditazione e insieme della danza cosmica, scioglie l'universo per permetterne la rigenerazione.

Shiva è una delle tre divinità supreme dell’induismo, il distruttore all’interno della Trimurti insieme a Brahma il creatore e a Vishnu il conservatore. La sua distruzione, tuttavia, non è mai un annientamento fine a se stesso: dissolve l’universo giunto al termine del proprio ciclo per renderne possibile la rigenerazione, in un movimento perenne di morte e rinascita.

Ascetico supremo e insieme signore della danza cosmica (Nataraja), Shiva è raffigurato con un terzo occhio sulla fronte, capace di incenerire con il suo sguardo, un serpente attorcigliato al collo, una luna crescente tra i capelli intrecciati e in mano il tridente (trishula). Dalla sua chioma, secondo il mito, scaturì il fiume Gange quando scese dal cielo, attutito dai suoi capelli per non travolgere la terra con la sua forza. Il Gange, disceso dai capelli di Shiva, è tra i fiumi più sacri della tradizione induista, accostato ad altri corsi d’acqua divinizzati in Fiumi sacri a confronto.

Sposo di Parvati — la cui unione con Shiva è tra gli esempi più celebri del motivo delle nozze sacre, approfondito in Le nozze sacre: l’unione tra divinità a confronto — e padre di Ganesha, il dio dalla testa di elefante, e di Kartikeya, Shiva risiede sul Monte Kailash, in perenne meditazione. Questa dimora himalayana, considerata l’asse del mondo nella cosmologia induista, si inserisce nella tradizione delle montagne sacre discussa in Montagne sacre a confronto. Durante il Frullamento dell’Oceano di Latte, quando dalle acque emerse il veleno mortale Halahala capace di distruggere ogni cosa, fu Shiva a berlo per salvare il mondo, trattenendolo nella gola, che ne rimase segnata di blu: per questo è chiamato anche Nilakantha, “colui dalla gola blu”.

Il suo culto, tra i più antichi e diffusi dell’induismo, è centrato sulla venerazione del linga, simbolo aniconico della sua energia creatrice, presente in innumerevoli templi in tutta l’India, tra cui il celebre tempio di Kashi Vishwanath a Varanasi.

La particolarità teologica di Shiva è la coesistenza di funzioni che altrove appartengono a divinità distinte: è l’asceta immobile in meditazione sul Kailasa e il danzatore che scandisce il ritmo del cosmo, il distruttore e il guaritore, il celibe supremo e lo sposo di Parvati. La tradizione non risolve queste polarità ma le tiene insieme, e l’iconografia le codifica: il terzo occhio che incenerisce, la luna crescente tra i capelli, il fiume Ganga che scende dalla sua chioma, la pelle di tigre, il serpente al collo, la cenere funeraria sul corpo.

La danza cosmica dell’Ananda Tandava, fissata nel bronzo Chola della figura di Nataraja, è la sua immagine più diffusa e la più densa di significato: il tamburo damaru nella mano destra scandisce la creazione, la fiamma nella sinistra la dissoluzione, il piede sollevato indica la liberazione e quello che schiaccia il nano Apasmara l’ignoranza vinta, il cerchio di fuoco che racchiude la scena il ciclo delle epoche. Il tempio di Chidambaram, dove la danza si sarebbe svolta, conserva un santuario in cui il dio è rappresentato dallo spazio vuoto.

Il suo culto ha una forma aniconica prevalente: il lingam, il pilastro che nella maggior parte dei templi shivaiti sostituisce l’immagine antropomorfa e che i testi collegano a un mito in cui Shiva si manifesta come colonna di luce senza inizio né fine, di cui né Vishnu né Brahma riescono a trovare l’estremità. Nel frullamento dell’Oceano di Latte beve il veleno halahala che minaccia di distruggere il mondo, trattenendolo in gola che ne diventa azzurra: da qui l’epiteto Nilakantha, «dalla gola blu», e il principio per cui la distruzione, se contenuta da chi sa farlo, diventa protezione.

Questa divinità è collegata anche a Mahabharata.

Dettagli
Dimora
Monte Kailash
Animali sacri
Nandi, il toro sacro
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