Brahma è, nella tradizione induista, il dio creatore che completa insieme a Vishnu, il conservatore, e Shiva, il distruttore, la Trimurti, la triade divina che governa i tre momenti fondamentali dell’esistenza cosmica: creazione, conservazione e distruzione.
Raffigurato con quattro volti rivolti verso i quattro punti cardinali e quattro braccia che recano i Veda, un rosario, un vaso d’acqua sacra e un fiore di loto, Brahma nasce, secondo una delle versioni più diffuse del mito, da un fiore di loto sbocciato dall’ombelico di Vishnu addormentato sull’oceano cosmico primordiale.
Nonostante il suo ruolo cosmologico di primissimo piano, Brahma riceve nella pratica religiosa quotidiana un culto molto più limitato rispetto a Vishnu e Shiva: la tradizione attribuisce questa scarsità di templi dedicati a lui a diverse leggende, tra cui una maledizione lanciata da Shiva stesso o dal saggio Bhrigu in seguito a un comportamento ritenuto arrogante o falso da parte del dio creatore.
Il compito cosmologico di Brahma è comunque irrinunciabile nell’architettura induista del tempo: la sua vita, calcolata in cicli immensi chiamati kalpa, scandisce la nascita e la dissoluzione periodica di interi universi, rendendolo il punto d’origine da cui ogni ciclo cosmico prende avvio prima di essere conservato da Vishnu e infine dissolto da Shiva.
La quinta testa recisa e la maledizione di Shiva
Le raffigurazioni mostrano Brahma con quattro volti, ma la tradizione racconta che in origine ne possedesse cinque: la quinta testa, rivolta verso l’alto, si sarebbe rivolta con parole irrispettose alla dea Saraswati, generata dallo stesso Brahma e da lui presa in seguito come consorte, o avrebbe vantato con arroganza la propria supremazia sugli altri dèi. Furioso per questa hybris, Shiva, nella sua forma feroce di Bhairava, recide la quinta testa con un’unghia affilata come una lama: il teschio resta però miracolosamente attaccato alla sua mano, costringendo Shiva a vagare per anni come mendicante in espiazione del brahmahatya, il grave peccato di aver ucciso un membro della casta sacerdotale, finché il teschio non si stacca da sé raggiungendo la città sacra di Varanasi.
Saraswati, la dea nata dalla mente del creatore
Il mito attribuisce a Brahma anche l’origine della dea Saraswati, personificazione della conoscenza, della parola e delle arti, generata non da un’unione fisica ma direttamente dalla sua mente o dal suo corpo, in un atto di creazione puramente intellettuale coerente con il ruolo cosmologico del dio. Il racconto secondo cui Brahma avrebbe poi preso Saraswati come propria consorte, pur controverso e riletto diversamente dalle varie scuole induiste, viene talvolta indicato come un ulteriore motivo del suo culto limitato, mentre l’immagine della dea seduta su un fiore di loto accanto a un liuto rimane tra le più venerate dell’intero pantheon per il legame diretto con lo studio e la saggezza.
