Il ratto di Persefone è uno dei miti eziologici più celebri della mitologia greca, narrato principalmente nell’Inno omerico a Demetra (VII-VI secolo a.C.) e destinato a spiegare l’origine del ciclo delle stagioni e dei Misteri Eleusini.
Mentre coglieva fiori — narcisi, secondo l’Inno omerico — in un prato assieme alle compagne, Persefone, figlia di Demetra e Zeus, fu rapita da Ade, dio degli inferi, che la fece salire sul proprio carro trainato da cavalli immortali e sprofondò con lei nella terra, portandola nel proprio regno come sposa, con il tacito consenso di Zeus (Inno omerico a Demetra, vv. 1-32).
Disperata per la scomparsa della figlia, di cui ignorava le sorti, Demetra vagò per nove giorni senza cibo né riposo, finché la dea Ecate e il Sole Helios non le rivelarono la verità sul rapimento. Sconvolta dal comportamento di Zeus, Demetra abbandonò l’Olimpo e si ritirò tra gli uomini, sotto mentite spoglie, provocando una carestia devastante che minacciò di sterminare l’intera umanità e privare gli dèi delle offerte sacrificali (Inno omerico a Demetra, vv. 47-97, 305-333).
Preoccupato per le conseguenze, Zeus inviò Hermes negli inferi per riportare Persefone alla madre. Ade acconsentì, ma prima della partenza offrì alla giovane alcuni chicchi di melagrana, il cibo dei morti: avendone mangiato anche solo una piccola quantità, Persefone fu vincolata a trascorrere una parte dell’anno nel regno sotterraneo, tornando sulla terra per il resto (Inno omerico a Demetra, vv. 370-413).
Il mito, oltre a spiegare simbolicamente l’alternanza delle stagioni — la sterilità invernale coincidente con l’assenza di Persefone e il rigoglio primaverile con il suo ritorno — costituì anche il fondamento mitico dei Misteri Eleusini, i riti iniziatici in onore di Demetra e Persefone celebrati a Eleusi, che promettevano agli iniziati una sorte migliore nell’aldilà.
Nella tradizione romana il mito fu ripreso da Ovidio nelle Metamorfosi (libro V) con i nomi di Proserpina e Plutone, mantenendo l’impianto narrativo greco pur adattando dettagli secondari, come il numero dei mesi trascorsi negli inferi, variabile tra le fonti (quattro o sei mesi a seconda della versione).
Il compromesso raggiunto tra gli dèi dopo il rapimento di Persefone — sei mesi all’anno nel regno dei morti accanto al marito Ade, per aver mangiato alcuni chicchi di melagrana, e sei mesi sulla terra accanto alla madre Demetra — costituisce nella tradizione greca il mito eziologico per eccellenza del ciclo delle stagioni: l’assenza di Persefone e il conseguente lutto di Demetra spiegano l’autunno e l’inverno, mentre il suo ritorno annuale in superficie coincide con il risveglio della natura in primavera.
Questo mito è collegato anche a Il viaggio dell’eroe e Duat.
