I Titani sono, nella mitologia greca, i dodici figli primordiali di Urano e Gaia: sei divinità maschili (Oceano, Ceo, Crio, Iperione, Giapeto e Crono) e sei femminili, le Titanidi (Teia, Rea, Temi, Mnemosine, Febe e Teti), che costituiscono la prima grande generazione divina a governare il cosmo dopo la caduta di Urano.
Sotto il regno di Crono, che detronizza il padre Urano con la complicità della madre Gaia, i Titani presiedono a quella che la tradizione greca ricorda come una sorta di età dell’oro, di pace e abbondanza primordiale. Il loro dominio termina però quando Zeus, sfuggito al tentativo del padre Crono di divorarlo, guida i propri fratelli olimpici in una guerra decennale contro i Titani, la Titanomachia, al termine della quale la maggior parte dei Titani sconfitti viene imprigionata nel Tartaro, il baratro più profondo del mondo sotterraneo.
Non tutti i Titani condivisero la stessa sorte dopo la sconfitta nella Titanomachia: mentre la maggior parte di essi, capitanata da Crono, fu scaraventata nel Tartaro sotto la sorveglianza degli Ecatonchiri, alcuni vennero risparmiati per non aver preso parte attiva al conflitto al fianco del fratello. Oceano, che si era mantenuto neutrale, continuò a governare il grande fiume cosmico che cinge la terra; Temi e Mnemosine, entrambe rimaste fedeli a Zeus, divennero sue spose e madri rispettivamente delle Ore e delle Moire la prima, e delle nove Muse la seconda. Il destino più celebre toccò invece a Giapeto, il cui figlio Atlante fu condannato da Zeus, come punizione individuale distinta da quella riservata al resto della stirpe titanica, a sorreggere sulle proprie spalle la volta celeste per l’eternità, un’immagine che è passata alla cultura successiva come simbolo per eccellenza del peso insostenibile e del fardello cosmico.
Un altro figlio di Giapeto, Prometeo, appartiene anch’egli per genealogia alla stirpe titanica ed è a sua volta protagonista di un conflitto con Zeus, sebbene la tradizione lo racconti spesso come figura a sé, sospesa tra il mondo dei Titani e quello degli dei olimpici.
I Titani nella Teogonia di Esiodo
La fonte più organica sulla genealogia e sulla caduta dei Titani resta la Teogonia di Esiodo, il poema che per primo mise per iscritto la successione delle generazioni divine dal Caos primordiale fino al regno di Zeus, fissando l’ordine dei dodici figli di Urano e Gaia e il ruolo di ciascuno nella cosmogonia greca: senza questo testo, gran parte dei dettagli sulla stirpe titanica sarebbe giunta solo per frammenti sparsi o allusioni in autori successivi.
Il conflitto che pose fine al dominio dei Titani, la cosiddetta Titanomachia, occupa nella Teogonia esiodea una sezione a sé, descritta con immagini di sconvolgimento cosmico – il mare che ribolle, la terra che geme, il cielo che trema sotto i colpi dei contendenti – a segnalare come la posta in gioco non fosse una semplice contesa dinastica, ma la ridefinizione stessa dell’ordine dell’universo; la vittoria di Zeus e degli Olimpi sancisce il passaggio da un potere arcaico e informe a uno strutturato attorno a ruoli e competenze definite, di cui gli stessi Titani superstiti, una volta reintegrati o relegati, finiscono per fare parte.
