Periodo storico
Attestato nell'Epopea di Gilgamesh (II millennio a.C.)
Fonti
Epopea di Gilgamesh; Epopea di Gilgamesh, tavoletta VI

Toro Celeste

Gugalanna (sumero)
Il Toro Celeste è il mostro inviato da Ishtar contro Gilgamesh dopo il suo rifiuto amoroso, ucciso dall'eroe insieme a Enkidu, la cui morte fu decretata dagli dèi come pena per l'uccisione della bestia.

Il Toro Celeste (Gugalanna in sumero) è una creatura mostruosa della mitologia mesopotamica, inviata sulla terra dalla dea Ishtar per punire l’eroe Gilgamesh, re di Uruk, dopo che questi aveva sdegnosamente respinto le sue avances amorose, elencandole con crudele precisione il triste destino toccato a tutti i suoi precedenti amanti.

Umiliata e furiosa per il rifiuto, Ishtar salì in cielo dal padre Anu e minacciò di liberare i morti dagli inferi per farli tornare tra i vivi a divorare gli uomini, se non le fosse stato concesso il Toro Celeste per scatenarlo contro Gilgamesh. Anu acconsentì, avvertendola però che sette anni di carestia sarebbero seguiti alla furia distruttiva della bestia sulla terra.

Il Toro Celeste si abbatté su Uruk con violenza devastante: al suo primo sbuffo si aprì una voragine che inghiottì cento uomini, al secondo altri duecento caddero morti. Fu solo grazie all’unione delle forze di Gilgamesh e del suo fedele compagno Enkidu che la creatura fu infine abbattuta, in una delle imprese più celebri narrate nell’Epopea di Gilgamesh.

La vittoria ebbe però un prezzo tragico: infuriati per l’uccisione del Toro Celeste, oltre che per la precedente morte di Humbaba, gli dèi decretarono che uno dei due eroi dovesse morire per espiare l’affronto, e la sorte cadde su Enkidu, la cui morte segna uno dei momenti più struggenti dell’intera epopea.

Il Toro Celeste, Gugalanna nella tradizione sumerica, non è una bestia qualsiasi ma la costellazione del Toro fatta scendere sulla terra: la sua liberazione è un atto che scardina l’ordine astronomico, e le sette anni di carestia che Anu pretende come condizione riflettono la conseguenza cosmica dell’aver sottratto un segno al cielo. Il suo respiro apre crepe nel suolo di Uruk in cui precipitano centinaia di uomini, e beve l’Eufrate riducendolo a un rigagnolo.

L’uccisione è narrata come un lavoro di squadra tecnicamente descritto: Enkidu lo afferra per la coda e lo trattiene mentre Gilgamesh gli affonda la spada tra corna e nuca. Il gesto successivo è quello che decide il destino dei due eroi: Enkidu strappa la coscia posteriore dell’animale e la scaglia in faccia a Ishtar sulle mura, aggiungendo un insulto all’omicidio. È questa offesa, più dell’uccisione stessa, a determinare la condanna a morte di Enkidu nell’assemblea divina. Le corna vengono infine appese come trofeo nella camera del re, e il poema le quantifica in trenta mine di lapislazzuli ciascuna.

Questa creatura è collegata anche a Epopea di Gilgamesh.

GU.AN.NA: la costellazione del Toro nell’astronomia babilonese

Gli astronomi mesopotamici identificavano il Toro Celeste con la costellazione oggi nota come Taurus, catalogata nelle liste stellari come GU.AN.NA, “il toro del cielo”: la sua posizione lungo l’eclittica ne faceva un punto di riferimento per il calendario agricolo e per i presagi legati alle stagioni, così che la sua “liberazione” da parte di Ishtar nel poema non è solo un atto di vendetta personale ma una violazione dell’ordine stabilito da Anu nei cieli, lo stesso ordine cosmico che testi come l’Enuma Elish descrivono come frutto della vittoria di Marduk sul caos primordiale: strappare una stella al suo posto significa minacciare l’intero equilibrio del mondo, non soltanto la vita di un eroe.

Un debito che si accumula: dal Toro Celeste alla morte di Enkidu

Il concilio divino che condanna Enkidu non giudica un solo delitto ma somma due offese in sequenza: l’uccisione di Humbaba, custode designato della Foresta dei Cedri, e ora quella del Toro Celeste, dono personale di Anu a Ishtar. Agli occhi degli dèi la reiterazione conta più della singola azione, ed è significativo che la sentenza colpisca Enkidu e non Gilgamesh, forse perché considerato meno vincolato dagli obblighi regali che proteggono il sovrano di Uruk: la sua malattia e morte, narrate nei dettagli strazianti della tavoletta successiva, trasformano l’epopea da racconto eroico in meditazione sulla mortalità che spingerà Gilgamesh verso la sua ricerca dell’immortalità.

Dettagli
Tipologia
Mostro
Habitat
Poteri e abilità
Punti deboli
Aspetto fisico
Tipo di creatura
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