Periodo storico
Attestati in Esiodo (Teogonia, VIII-VII secolo a.C.)
Fonti
Teogonia di Esiodo; Omero, Iliade, I, vv. 396-406

Ecatonchiri

Ἑκατόγχειρες (Hekatónkheires)
Gli Ecatonchiri sono i tre giganti dalle cento braccia della mitologia greca, liberati da Zeus e decisivi nella Titanomachia grazie al loro bombardamento di massi contro i Titani.

Gli Ecatonchiri sono tre giganti primordiali della mitologia greca, il cui nome significa letteralmente “cento mani”: Cotto, Briareo (chiamato anche Egeone) e Gige. Figli di Urano e Gaia, ciascuno di loro possedeva cinquanta teste e cento braccia, una forza smisurata che li rendeva tra le creature più potenti generate all’alba dei tempi.

Come i Ciclopi, loro fratelli, gli Ecatonchiri furono imprigionati da Urano nel Tartaro non appena nati, poiché il loro aspetto terrificante e la loro forza incontrollabile spaventavano il padre. Rimasero rinchiusi nelle profondità della terra per un’intera era, fino a quando Zeus, durante la Titanomachia, li liberò per farne alleati decisivi nella guerra contro i Titani.

Il loro intervento fu determinante per la vittoria olimpica: gli Ecatonchiri scagliarono contemporaneamente centinaia di massi contro i Titani, sommergendoli sotto un bombardamento di pietre che nessuna creatura, per quanto potente, avrebbe potuto sostenere a lungo, capovolgendo le sorti della guerra a favore di Zeus e dei suoi fratelli.

Dopo la vittoria, gli Ecatonchiri furono posti a guardia dei Titani sconfitti, imprigionati a loro volta nel Tartaro: secondo Esiodo, Briareo/Egeone in particolare rimase a presidiare eternamente le porte di bronzo del profondo abisso, garantendo che i Titani non potessero mai più tornare a minacciare il dominio olimpico.

Nell’Iliade, Omero riporta una tradizione più antica e indipendente dalla Titanomachia: quando Era, Poseidone e Atena tentarono di incatenare Zeus in una congiura tra gli stessi dèi olimpici, fu la nereide Teti a scongiurare la crisi, chiamando in soccorso proprio Briareo/Egeone, che si pose accanto al trono del re degli dèi con tale imponenza da dissuadere immediatamente i cospiratori dal proseguire il tentativo.

Questa creatura è collegata anche a Zeus, Ciclopi e Titanomachia.

La paura paterna e la lunga prigionia nel Tartaro

Il rifiuto di Urano di accettare la propria prole più mostruosa non si limita agli Ecatonchiri, ma si estende anche ai Ciclopi loro fratelli, entrambi i gruppi respinti e rinchiusi non appena nati semplicemente perché il loro aspetto, radicalmente diverso da quello degli dèi olimpici che verranno dopo, incute in lui un timore che nessuna reale minaccia concreta giustifica ancora in quel momento: è proprio questo rifiuto paterno, più che un atto di crudeltà gratuita, a innescare la catena di rancori che porterà infine alla castrazione di Urano per mano del figlio Crono.

La prigione in cui gli Ecatonchiri restano rinchiusi per un’intera era cosmica è il Tartaro, l’abisso più profondo dell’universo greco, situato tanto sotto la terra quanto il cielo è sopra di essa: la loro liberazione da parte di Zeus, avvenuta proprio in questo luogo di reclusione ancestrale, trasforma simbolicamente un atto di pietà verso creature a lungo dimenticate in una mossa strategica decisiva per l’esito della Titanomachia, poiché la forza sterminata degli Ecatonchiri si rivelerà risolutiva contro i Titani.

Dettagli
Tipologia
Mostro
Habitat
Poteri e abilità
Punti deboli
Aspetto fisico
Tipo di creatura
Voci correlate
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