Periodo storico
Tramandato nella Gylfaginning dell'Edda in prosa, XIII secolo
Fonti
Snorri Sturluson, Edda in prosa, Gylfaginning, capitoli 42

La costruzione delle mura di Asgard

Byggingar Ásgarðs múrsins
Il mito della fortificazione di Asgard costruita da un gigante travestito, sventata da Loki con un inganno che portò alla nascita del cavallo Sleipnir.

Il mito della costruzione delle mura di Asgard racconta come, subito dopo una guerra devastante con i Vani che aveva lasciato le difese della dimora degli dèi in rovina, un misterioso costruttore si presentasse alle porte di Asgard offrendo di erigere in un solo inverno una fortificazione tanto solida da renderla inespugnabile a giganti e nemici, a un prezzo che gli dèi avrebbero presto avuto ragione di rimpiangere.

Il costruttore, che si sarebbe poi rivelato essere un gigante travestito, chiese come compenso la mano della dea Freyja in sposa, oltre al sole e alla luna del cielo, e pretese inoltre di poter utilizzare il proprio possente stallone, di nome Svaðilfari, per aiutarlo nei lavori; convinti dal consiglio ingannevole di Loki che l’impresa fosse comunque impossibile da completare nei tempi previsti, gli dèi accettarono l’accordo, ponendo però come condizione che il lavoro dovesse concludersi entro il primo giorno d’estate, pena la perdita di ogni compenso per il costruttore.

Contro ogni previsione, grazie alla straordinaria forza dello stallone Svaðilfari, capace di trasportare blocchi di pietra molto più grandi di quelli che l’artefice da solo avrebbe potuto muovere, i lavori procedettero a un ritmo talmente rapido che, a pochi giorni dalla scadenza, le mura risultavano ormai quasi completate: presi dal panico all’idea di dover davvero consegnare Freyja, il sole e la luna, gli dèi si rivolsero furiosi a Loki, minacciandolo di morte se non avesse trovato un modo per impedire il completamento dell’opera entro il termine stabilito.

Loki risolse la situazione trasformandosi in una cavalla e distraendo lo stallone Svaðilfari nel bosco per l’intera notte, impedendo così al costruttore di completare in tempo l’ultimo tratto di mura; il gigante, smascherato dalla propria ira incontrollabile che tradì la sua vera natura, fu affrontato e ucciso da Thor con un colpo del martello Mjölnir, mentre Loki, dall’unione con lo stallone, avrebbe in seguito dato alla luce l’ottozampe Sleipnir, il cavallo più veloce dei nove mondi, che sarebbe diventato la cavalcatura personale di Odino.

Il mito della costruzione delle mura di Asgard è spesso letto dagli studiosi come uno dei racconti più rivelatori del carattere ambiguo di Loki all’interno del pantheon norreno: pur essendo egli stesso l’origine del pericolo, avendo consigliato agli dèi di accettare l’accordo apparentemente vantaggioso, è sempre lui a fornire anche la soluzione ingegnosa che li salva dalla rovina, in un ruolo di risolutore di problemi che egli stesso ha contribuito a creare, coerente con la sua natura di figura di confine capace di muoversi liberamente tra il mondo degli dèi e quello dei giganti.

Svaðilfari, lo stallone gigante ancora privo di una voce propria

Al centro dell’inganno di Loki non c’è soltanto la sua celebre metamorfosi in cavalla, ma anche la controparte animale che rende possibile l’intero espediente: lo stallone Svaðilfari, la cui forza eccezionale è ciò che rende plausibile il quasi-completamento delle mura entro il termine. Svaðilfari non dispone ancora di una voce propria in questa enciclopedia, nonostante il suo ruolo strutturale sia nell’inganno che nella nascita di Sleipnir, l’unico caso in tutta la mitologia norrena in cui un cavallo genera un altro cavallo per partenogenesi mitologica indotta da un travestimento divino.

Loki come trickster: il motore del racconto che genera il proprio rimedio

Questo mito è un caso di scuola del funzionamento del trickster nella narrazione mitologica, un meccanismo approfondito nel percorso Il trickster come motore del racconto: la crisi nasce dal consiglio interessato di Loki, che spinge gli dèi ad accettare un accordo apparentemente vantaggioso ma di fatto rischioso, e si risolve solo grazie a un ulteriore intervento dello stesso Loki, capace di ribaltare la situazione con un’astuzia tanto radicale da comportare persino una metamorfosi di genere. Il trickster, in altre parole, non si limita a introdurre il disordine nel racconto: ne è anche l’unico agente capace di ripristinarlo.

Dettagli
Sintesi della trama
Varianti del mito
Morale e insegnamento
Tipo di mito
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