Il mito di Nergal ed Ereshkigal racconta come il dio della peste e della guerra Nergal, inizialmente estraneo al regno dei morti, sia giunto a condividerne il trono con Ereshkigal, la sovrana degli Inferi mesopotamici, in una vicenda che intreccia un grave affronto rituale, una discesa punitiva e un inatteso capovolgimento in storia d’amore.
La vicenda ha origine da un banchetto celeste organizzato dagli dèi, a cui Ereshkigal, incapace di lasciare il proprio regno sotterraneo, non poté partecipare di persona: chiese quindi che le venisse inviato un messaggero per ricevere in sua vece la porzione di cibo che le spettava di diritto. Quando il messaggero degli dèi si presentò dinanzi al suo trono, tutti gli dèi celesti si alzarono in segno di rispetto per accoglierlo, tranne Nergal, che rimase seduto, offendendo gravemente l’onore di Ereshkigal e, di riflesso, la dignità dell’intero regno dei morti.
Per punire questo affronto, Ereshkigal pretese che Nergal fosse inviato negli Inferi affinché lei stessa potesse ucciderlo per l’oltraggio subito; il dio Enlil, temendo le conseguenze di un rifiuto, ordinò a Nergal di ottemperare alla richiesta, ma lo dotò segretamente di quattordici demoni protettori e di precise istruzioni su come attraversare le sette porte del regno dei morti senza cedere alle tentazioni che vi avrebbe incontrato, in un percorso che ricorda da vicino la discesa della stessa Ishtar negli Inferi.
Giunto al cospetto di Ereshkigal, Nergal, invece di essere ucciso, ne rimase folgorato dalla bellezza e i due trascorsero insieme sei giorni di passione, prima che il dio, temendo la reazione degli altri dèi per la sua assenza prolungata dal cielo, fuggisse di nascosto tornando tra i celesti; Ereshkigal, disperata per l’abbandono e minacciando di far risorgere i morti per invadere il mondo dei vivi se non le fosse stato restituito il suo amante, ottenne infine che Nergal facesse ritorno negli Inferi in modo definitivo, questa volta per rimanervi come suo sposo e co-reggente del regno dei morti.
Gli assiriologi hanno osservato come il mito di Nergal ed Ereshkigal presenti una struttura narrativa insolita per la mitologia mesopotamica, capace di far convivere in un unico racconto elementi tipici del genere della discesa punitiva agli Inferi con quelli, molto più rari, della storia d’amore a lieto fine: la trasformazione di Nergal da estraneo colpevole di un affronto rituale a co-reggente amato dello stesso regno che avrebbe dovuto punirlo viene spesso interpretata come una spiegazione mitologica dell’origine della coppia regale che governava simbolicamente il mondo dei morti nella religione mesopotamica.
Un testo diplomatico: la copia del mito ritrovata ad Amarna
Del mito circolano due redazioni principali, una versione paleo-babilonese più breve e una versione standard babilonese più estesa e ricca di dettagli narrativi, quella qui riassunta. Una delle testimonianze più sorprendenti della sua diffusione proviene però dall’Egitto: tra le celebri lettere diplomatiche di Amarna, l’archivio cuneiforme della corrispondenza tra i faraoni del XIV secolo a.C. e le corti del Vicino Oriente, è stata ritrovata anche una copia del mito di Nergal ed Ereshkigal, verosimilmente utilizzata per addestrare gli scribi egiziani alla lingua accadica, all’epoca lingua franca della diplomazia internazionale.
Nergal ed Ereshkigal nel confronto tra i regni dei morti del mondo antico
La vicenda che porta Nergal a diventare co-reggente del regno dei morti mesopotamico si inserisce in un più ampio confronto tra le concezioni dell’aldilà elaborate dalle diverse civiltà antiche, approfondito nella voce Il regno dei morti: viaggi agli inferi a confronto. A differenza di molte altre tradizioni, in cui il sovrano degli Inferi è una figura solitaria o affiancata da un consorte fin dall’origine dei tempi, il mito mesopotamico spiega esplicitamente come si sia formata la coppia regale, radicando la struttura del potere ultraterreno in un evento narrativo preciso anziché in un semplice dato cosmologico originario.
