Le Metamorfosi sono il poema epico-mitologico composto in esametri latini da Publio Ovidio Nasone e pubblicato attorno all’8 d.C., una vasta raccolta di circa 250 miti di trasformazione tratti dalla tradizione greca e romana, organizzati in un unico racconto continuo che si estende dalla creazione del mondo fino alla trasformazione in stella dell’anima di Giulio Cesare, con un omaggio finale all’imperatore Augusto.
A differenza dell’Eneide di Virgilio, poema di tono solenne e finalità patriottica, le Metamorfosi adottano un registro più vario, ironico e psicologico, indagando con curiosità quasi scientifica il tema del cambiamento di forma come chiave universale per leggere la natura, il desiderio e il destino umano: dèi, mortali e creature si trasformano in piante, animali, corsi d’acqua o costellazioni in un flusso narrativo ininterrotto che Ovidio stesso paragona, nel proemio, a un “carme perpetuo”.
Tra i racconti più celebri figurano l’amore non corrisposto di Apollo per Dafne, mutata in alloro per sfuggirgli; la vanità di Narciso, innamorato del proprio riflesso fino a trasformarsi in un fiore; la tragica caduta di Icaro, precipitato in mare per essersi avvicinato troppo al sole con le ali di cera; la statua di Pigmalione, scolpita e amata fino a prendere vita per intervento di Venere; e il viaggio di Orfeo negli inferi per riportare in vita l’amata Euridice.
Per la sua straordinaria ricchezza narrativa e la vividezza delle immagini, l’opera di Ovidio è diventata, ben più della stessa Eneide, la principale fonte a cui hanno attinto pittori, scultori e scrittori europei dal Medioevo al Rinascimento e oltre, rendendo le Metamorfosi uno dei testi più influenti mai scritti sulla mitologia classica.
Il progetto delle Metamorfosi è dichiarato nei primi versi: un carme perpetuo che va dall’origine del mondo ai giorni di Augusto, tenuto insieme non da un eroe ma da un tema, il mutare delle forme. I quindici libri raccolgono circa duecentocinquanta racconti concatenati per associazione — un personaggio ne introduce un altro, una cornice ne contiene una seconda — e questa struttura a incastro fa dell’opera meno un poema epico che un’enciclopedia narrativa, ed è la ragione per cui è diventata la principale fonte occidentale per la mitologia classica.
La sua fortuna supera quella di qualunque altro testo mitologico antico. Attraverso le Metamorfosi l’Europa ha conosciuto Dafne, Narciso, Piramo e Tisbe, Orfeo ed Euridice, Aracne e Minerva, e da qui derivano centinaia di dipinti, opere e poemi, dal Rinascimento a Shakespeare. Nel Medioevo circolò accompagnato da commenti allegorici che ne rendevano accettabile il contenuto pagano. Ovidio fu però relegato a Tomi sul Mar Nero nell’8 d.C. per ragioni mai chiarite — le sue stesse parole parlano di «un carme e un errore» — e lì morì senza rivedere Roma, lasciando l’opera che dichiara di aver reso il proprio nome immortale.
