Periodo storico
Edda poetica e Edda in prosa (XIII secolo)
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Fonti
Edda poetica; Edda in prosa (Gylfaginning); Þrymskviða (Edda poetica)

Freyja

Freyja (nordico antico)
Freyja è la principale dea Vanir, associata ad amore, bellezza, guerra e magia. Co-signora dei caduti in battaglia insieme a Odino, possiede il mantello di piume di falco e la collana Brísingamen.

Freyja è, nella mitologia norrena, la dea dell’amore, della bellezza, della fertilità, ma anche della guerra e della morte, membro della stirpe dei Vanir integrata nel pantheon degli Aesir al termine dell’antica guerra tra le due stirpi divine. Sorella gemella del dio Freyr, forma con lui una delle coppie di gemelli divini più note della mitologia norrena, discussa in Gemelli mitici a confronto.

Proprietaria del prezioso monile Brísingamen, ottenuto secondo il mito in cambio di una notte trascorsa con ciascuno dei quattro nani che lo avevano forgiato, Freyja viaggia su un carro trainato da due grandi gatti e possiede un mantello di piume di falco che le permette di trasformarsi e volare tra i mondi. Piange lacrime d’oro per l’assenza del marito Óðr, scomparso in lunghi viaggi, e in alcune tradizioni si identifica proprio lei stessa, sotto falso nome, con la moglie errante che lo cerca per il mondo.

Come dea della morte in battaglia, Freyja ha diritto a scegliere per prima, tra i caduti in guerra, la metà destinata al proprio regno celeste, il Fólkvangr, lasciando solo l’altra metà a Odino per il Valhalla; è inoltre lei a introdurre tra gli Aesir la pratica magica del seiðr, un’arte divinatoria e sciamanica che insegna allo stesso Odino, diventando così la figura fondamentale della magia norrena.

Nella Þrymskviða, il poema che narra il furto del martello Mjölnir da parte del gigante Þrymr, è proprio Freyja la posta in gioco del riscatto richiesto: il gigante acconsente a restituire l’arma solo se la dea accetterà di sposarlo. Freyja rifiuta con una furia tale da far tremare l’intera sala degli dèi e spezzare il proprio prezioso monile Brísingamen, costringendo così Thor a travestirsi da sposa al posto suo — velato e ingioiellato — pur di recuperare con l’inganno il martello perduto, in uno degli episodi più apertamente comici dell’intera mitologia norrena.

Questa divinità è collegata anche a Thor e Mjölnir.

Il nome stesso di Freyja, che significa semplicemente “Signora” in antico norreno, era diventato talmente centrale nel lessico religioso scandinavo da lasciare tracce ancora oggi riconoscibili: il termine svedese moderno per “signora” (fru) deriva dalla stessa radice, così come venerdì (Freitag in tedesco, Friday in inglese) è stato tradizionalmente associato al suo nome in molte lingue germaniche, sebbene alcuni studiosi lo colleghino piuttosto alla dea Frigg, con cui Freyja condivide diversi tratti e con cui viene talvolta identificata nelle fonti più tarde.

Divinità della magia predittiva, Freyja fu la prima a insegnare agli Aesir la pratica del seiðr, un’arte sciamanica che permetteva di conoscere e persino alterare il destino: un potere considerato tanto prezioso quanto socialmente ambiguo, poiché associato a comportamenti ritenuti poco consoni al ruolo guerriero maschile, al punto che lo stesso Loki, nelle fonti poetiche, accusa Odino di praticarlo per deriderlo. Nonostante questa ambivalenza culturale, il seiðr rimase strettamente legato al prestigio di Freyja, che ne restò la maestra per eccellenza in tutto il corpus mitologico norreno.

Dettagli
Dimora
Fólkvangr, dove accoglie metà dei caduti in battaglia
Animali sacri
Gatti (trainano il suo carro); falco (mantello di piume)
Voci correlate
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